Di Maio “silura” Spadafora: il nuovo consigliere politico è Paragone. Cambi nel cerchio magico

di pasquale napolitano

Non solo le purghe ai cinque senatori dissidenti, che non hanno votato la fiducia sul decreto sicurezza, ma anche una rinfrescata al cerchio magico: Luigi Di Maio prova a ridare vigore alla propria leadership nel M5S. Il nuovo corso del capo politico dei Cinque stelle porta il volto di Gianluigi Paragone: l’ex direttore de La Padania ha sostituito Vincenzo Spadafora nella corte del capo. Paragone è ormai il nuovo consigliere politico del vicepremier: il giornalista, prestato alla politica, è diventato il suggeritore di mosse e strategie del M5S. Spadafora, che ha avuto un ruolo chiave nell’ascesa del ministro del Lavoro e Sviluppo economico, è stato parcheggiato in panchina: paga lo scotto delle posizioni in favore di gay, diritti civili e pro-immigrazione, che hanno alimentato i sospetti di Matteo Salvini. Ora ad accompagnare Di Maio ai vertici di maggioranza è Paragone. Giocano a vantaggio del senatore due elementi: la conoscenza del mondo leghista e lo scranno a Palazzo Madama dove la maggioranza è risicata. Il riconoscimento pubblico c’è stato due giorni fa: l’ex direttore de La Padania è stato unico parlamentare ammesso al vertice politico in via Arenula tra Di Maio e i ministri Alfonso Bonafede (Giustizia) e Riccardo Fraccaro (Rapporti con il Parlamento). Incontro che è servito a sbloccare la trattativa sulla prescrizione.  La nuova eminenza grigia del Movimento ha gestito altri due dossier caldi: Rai e decreto fiscale. L’esclusione dalle nomine di Rai di Alberto Matano, fedelissimo di Spadafora, pare sia colpa proprio della manina del giornalista. L’ex presidente dell’Unicef incassa la retrocessione ma già medita la vendetta. Anche perché c’è un gruppo di almeno 20 parlamentari che fa capo lui. Nel frattempo, Paragone sarà chiamato a seguire la grana dei dissidenti. Cinque senatori (Gregorio De Falco, Paola Nugnes, Elena Fattori, Matteo Mantero e Virginia La Mura) sono stati deferiti al collegio dei probiviri. Rischiano l’espulsione dal gruppo pentastellato dopo le defezioni sul decreto sicurezza. Soluzione che mette a rischio i numeri della maggioranza a Palazzo Madama. Una storia che svela, però, la doppia morale del M5S: nella passata legislatura Alessandro Di Battista - fa notare un attivista sui social -  ha votato 107 volte in dissenso al gruppo. Eppure non è stato adottato alcun provvedimento. Ma anche Di Maio in 46 votazioni non ha seguito l’orientamento del gruppo grillino. Anche in quel caso non ci sono state minacce di sanzioni: le regole dello Statuto non valgono, dunque, per i capi. Nugnes, De Falco e Fattori si difendono mentre la base si schiera al loro fianco e contro Di Maio