Di Maio dopo non saper leggere le mail adesso ci ricasca con i decreti

Due anni fa una bufera di polemiche si abbatte sul Municipio di Roma, il neo sindaco Virgina Raggi barcolla. L'allora mini direttorio non sa cosa fare. Contraddizioni, mezze verità e la Raggi in caduta libera. C'è qualcuno che nasconde la verità o meglio racconta bugie. Luigi Di Maio non è ancora leader del Movimento 5 Stelle è imbarazzato.

Il tsunami è su di lui e come quel bimbetto sorpreso a rubare la marmellata, prima urla al complotto poi invoca i poteri forti che vogliono rovesciare la Raggi alla fina sentendosi spalle al muro tira fuori la più ridicola delle giustificazioni. "Ho sbagliato a leggere la mail".

A distanza di due anni si presenta nel salotto di 'Porta a Porta' e sotto lo sguardo di uno sconcertato Bruno Vespa sostiene che al Quirinale è stato inviato un documento che contiene uno scudo fiscale per i capitali dei corrotti. La verità è che i grillini si sono accorti troppo tardi di aver firmato un condono tombale.  Un  colpo di teatro: il condono “a sua insaputa”. La tragicomica Opera Buffa è al livello massimo.

Non si sa più se ridere o piangere, di fronte all’ultima uscita del vicepremier grillino. Occorre lanciare un segnale al Paese, distinguersi e mettere indirettamente sott'accusa la Lega di Matteo Salvini. Senza parole. La giravolta carpiata non fa altro che gettare sospetti sul'alleato di governo.

Tormentato dai rimorsi per aver sacrificato il principio di legalità sull’altare della governabilità, assediato da una base pentastellata furente per la vendita dell'anima al diavolo ecco l'uscita da avanspettacolo di Di Maio.

A stretto giro di posta giunge un glaciale commento della Lega: "Noi siamo gente seria e non sappiamo niente di decreti truccati, stiamo lavorando giorno e notte sulla riduzione delle tasse, sulla legge Fornero e sulla chiusura delle liti fra cittadini ed Equitalia".

E' uno scanassone fortissimo impresso sul volto del Movimento 5 Stelle dove si legge in filigrana come il partito lumbard con tutte le contraddizioni e i massimalismi contenga nel suo interno gente che sa sedere nelle istituzioni e più che altro sa distreggiarsi con i provvedimenti. Alla fine è una clamorosa sconfessione della linea grillina per leggittima difesa.

A questo punto il Movimento cerca di far rientrare l'incidente di percorso e allora con una nuova torsione vengono lanciati sospetti sinistri sui tecnici del Mef (lo stesso capro espiatorio del decreto dignità).

I leghisti sdegnati poi difendono il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, spesso in polemica con i 5Stelle: "Non era presente al voto finale in consiglio dei ministri lunedì sera". Un'Opera Buffa di un Governo tragico e di un Movimento 5 Stelle giunto alla comiche finali.

di Arnaldo Capezzuto