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Delitto Vassallo, il fratello del sindaco ucciso: "La politica lo ha dimenticato. De Luca non ha mantenuto gli impegni"

"Non tornare, ti ucciderebbero un’altra volta", dice Dario Vassallo rivolgendosi, idealmente, al fratello Angelo, il sindaco pescatore di Pollica Acciaroli assassinato sette anni fa in un agguato ancora oggi senza colpevoli. In un'intervista rilasciata a La Repubblica, il medico dermatologo che da più di trent’anni ha lasciato il Cilento per trasferirsi a Roma, mette nel mirino "i silenzi della politica" e di tutti coloro i quali "hanno preferito non chiedersi perché sia stato ammazzato un sindaco".

Accusa il Pd, partito nel quale militava Angelo. Chiede un incontro al ministro della Giustizia, Andrea Orlando. E non risparmia critiche al governatore Vincenzo De Luca, "che non ha mantenuto gli impegni". Un affondo severo, che giunge proprio mentre le indagini condotte dalla Procura di Salerno attendono l’esito dell’esame del dna effettuato su 94 persone prima di tracciare un bilancio forse definitivo sulle piste battute dalla sera del 5 settembre 2010.

Il sindaco-pescatore fu assassinato nei pressi di casa, a Pollica, con nove colpi di pistola esplosi da una pistola Baby Tanfoglio mai ritrovata. I pm Leonardo Colamonici Rosa Volpe, coordinati dal procuratore Corrado Lembo, ipotizzano l’omicidio con l’aggravante camorristica. Durante l’ultima estate della sua vita, Vassallo si era battuto contro il mercato della droga che aveva invaso Acciaroli, arrivando ad affrontare in prima persona, accompagnato solo da due vigilesse, gli spacciatori presenti sul molo. Nonostante l’impegno degli inquirenti, l’inchiesta non è ancora riuscita a dare un volto all’assassino.

L’unico indagato noto, l’italobrasiliano Bruno Humberto Damiani, considerato un frequentatore degli ambienti dello spaccio nella movida cilentana, è risultato negativo all’esame dello stube. Altre ipotesi sono state archiviate dal giudice. «Ma la verità si cerca tutti assieme», sottolinea Dario Vassallo.

Come fa a dire che, se potesse tornare in Cilento, suo fratello sarebbe «ucciso un’altra volta »? Non le sembra un’espressione troppo forte?
"Al contrario. In questa storia ci sono grandi responsabilità politiche. Se si uccide un sindaco, si uccide lo Stato. Eppure la politica ha scelto di non porsi la più naturale delle domande: perché è stato ammazzato Angelo Vassallo? Nel frattempo, il cemento ha invaso il territorio cilentano, la droga scorre ancora a fiumi e nei locali di Acciaroli si spara musica a tutto volume".

Qual è la ragione di questi silenzi, secondo lei?
"La politica non ha avuto la forza di affrontare una questione così grande. Per questo hanno preferito cancellare Angelo, invece di ricordarlo. Ci sono giardini, sale consiliari e strade intitolate a lui in diverse parti d’Italia. Ma non il porto di Acciaroli. Il Pd, il suo ex partito, non si è neppure costituito parte civile nei processi e così il comune di Pollica. Lo abbiamo fatto noi come Fondazione Vassallo, rimanendo soli".

Di quali processi sta parlando?
"Quello “Due Torri Bis”, da cui è uscito indenne per prescrizione dei termini l’ex sindaco di Agropoli Franco Alfieri".

L’attuale capo della segreteria del governatore De Luca?
"Proprio lui. Ma adesso la frittura di pesce va di moda anche ad Acciaroli".

Si riferisce alla battuta rivolta da De Luca ad Alfieri durante una convention alla vigilia del referendum costituzionale, quando il governatore chiese di mobilitare gli elettori per il Sì offrendo "anche fritture di pesce"?
"Sì, e anche al fatto che per due anni il comune di Pollica ha organizzato una sagra del pesce per (non) ricordare Angelo. Hanno avuto anche l’ardire di sostenere che mio fratello ne sarebbe stato contento. C’è stata un’interrogazione parlamentare, su questo. Ma non del Pd, bensì di un deputato siciliano di Sel. Quanto ad Alfieri, deve aver lavorato bene, se è stato promosso da De Luca".

Con il governatore ha mai parlato?
"Si era impegnato a terminare la strada Celso-Casalvelino e a tutelare l’oasi del Giglio Marino. Ma non ha portato avanti questi progetti".

E con gli altri leader del Pd?
"Ho parlato quasi con tutti. Quando il segretario era Bersani, sono andato da Maurizio Migliavacca. Ho avuto contatti con Lotti, Guerini, Pittella, Emiliano. Ma non è servito. Adesso chiedo di poter incontrare il ministro della Giustizia, Andrea Orlando".

Che pensa della mossa della Procura, che ha disposto il test del dna su 94 persone?
"È un tassello in più, vedremo se sarà dirimente. Ma la verità si cerca tutti assieme. Magistrati, investigatori, stampa. Anche la politica che si è girata dall’altra parte. Per quanto mi riguarda, finché vivrò continuerò a chiedere pubblicamente sempre la stessa cosa: perché è stato ucciso un sindaco?".