Delitto di Cardito, la criminologa: "La paralisi della madre? Vi spiego cosa c'era dietro il blocco"

A poche ore dallo straziante funerale del piccolo Giuseppe Dorice, il bimbo di 7 anni ucciso dal patrigno domenica scorsa, rimangono sofferenza e dubbi. Come può un uomo commettere un omicidio così efferato. E come può la madre del piccolo tacere davanti ad un gesto del genere? A rispondere per il24.it è la psicoterapeuta e criminologa Virginia Ciaravolo

Come prende le parole della madre di Giuseppe?

Guardi io ho letto sui giornali la notizia e le parole della madre del piccolo Giuseppe. Ho subito fatto una riflessione, come può una donna con quella estrazione sociale, poter dire di aver sofferto di una paralisi psico affettiva?  Credo, da esperta, che la donna sia stata indottrinata, prima di parlare.  Mi aspetto un'analisi del genere da un collega. E' una dicitura troppo tecnica. Tra l'altro ha spiegato di essere stata, in passato, vittima di maltrattamenti. Una osservazione fatta sicuramente da un qualcuno che ne capisce. Il dubbio sulla veridicità mi viene dalla verbalizzazione.

Lei crede che qualcuno stia preparando il terreno per una possibile battaglia legale?

Non saprei, non credo che sia iscritta nel registro degli indagati. La sensazione è che la signora si stia cautelando.

Secondo lei è un caso isolato quello successo ai bimbi?

Guardi non so, ma posso pensare che forse, la piccola Noemi potrà raccontare altro. Con i suoi tempi, è certo. Però molto probabilmente qualcos'altro potrà uscire.

La mamma dei piccolo soffriva della sindrome di Stoccolma?

No, lo escludo. Ho la sensazione che ci troviamo di fronte ad un degrado morale. Abbiamo due individui fragili difronte. Da una parte lui abbandonato dal padre scappato in Marocco, la madre dipendente dall'alcool. Lui senza né arte né parte con problemi di droga e alcool. Lei viveva in un contesto difficile, con una separazione alle spalle. Lei forse si è accompagnata a quest'uomo, violento, per un bisogno di affetto. Forse non sapeva come dare da mangiare ai figli. Forse voleva sentirsi più donna. Una serie di bisogno patogeni che si sono incontrati. Se c'è stata una paralisi, non c'è stata durante la violenza, ma prima. Infondo anche i bambini ne volevano un po'. Quando un bimbo urla è perché vuole che l'attenzione si sposti su di lui. Probabilmente era quello il vero motivo di tutta quella confusione la sera della tragedia. Pensi anche al padre biologico. Non ha mai chiesto ai figli come stessero? Mai una domanda? E' bravo questo signore?

di Pietro Di Marco