Delitto di Avetrana, la svolta: “C'erano segni delle unghie di Sarah”. Ecco le nuove prove

Delitto di Avetrana, la svolta: “C'erano segni delle unghie di Sarah”. Ecco le nuove prove

La Corte europea ha accettato il ricorso di Sabrina e Cosima per il delitto di Avetrana. Ma il caso potrebbe essere riaperto anche per un contro senso processuale che la difesa delle due donne sta facendo emergere

Sono stati infatti assolti Prudenzano e Colazzo, rispettivamente suocera e cognato del fioraio. ( colui che aveva sognato del rapimento di Sarah da parte di zia e cugina). Loro nei guai ci sono finiti perché quando gli è stato chiesto se loro sapevano se il sogno fosse realtà, loro hanno risposto senza incertezze «Noi abbiamo sempre saputo che era un sogno».

Condannati in primo grado per favoreggiamento. E adesso assolti. Dunque il sogno era tale? E allora dovrebbe, per logica, cadere anche la colpevolezza di Sabrina e Cosima almeno nella parte del rapimento. E anche se i giudici pensano che i due possono essere stati ingannati dal fioraio, come mai allora non si è sentita la necessità di ascoltare il sognatore visto che in ballo ci sono due ergastoli, ossia due sentenze alla morte civile?

Ma sono tante le cose che non tornano in questa storia.

5 persone vengono coinvolte in un delitto senza che nessuno abbia la minima esitazione. Ogni azione descritta per poter essere inserita nel quadro colpevolista viene velocizzata come in un film muto (per citare Coppi).

Nei tabulati telefonici c’è la prova dell’innocenza di Sabrina ma per i giudici lo scambio di sms tra Sabrina e Sarah nei momenti appena precedenti al delitto sono un depistaggio. Quindi Sabrina, che aveva appena ucciso la cuginetta avrebbe provato a farsi un alibi scrivendosi sms dal cellulare di Sarah. Comportamento di un capo mafia non di una ragazza che fino a quel giorno non aveva fatto del male a nessuno.

Il medico legale che visitò Michele Misseri in carcere parlò di unghiature sulle braccia di Misseri come se avesse avuto una colluttazione con Sarah. Poi quando l’uomo ritratta e accusa la figlia quelle ferite da colpo d’unghia diventano sfregi provocati dal lavoro nei campi.

E poi c’è lui, Michele Misseri, che anche ieri ha continuato a ripetere di essere lui è solo lui il colpevole. «Non avrei mai difeso Sabrina se fosse stata lei. Le sarei rimasto vicino ma non mi sarei mai preso la colpa». Quando Michele Misseri trova il cellulare di Sarah chiama le figlie, che erano a casa, ad Avetrana. E dalla descrizione del telefonino è Sabrina a riconoscerlo, a dire che è di Sarah e a chiamare subito i carabinieri in modo che potessero prenderlo in custodia e analizzarlo. Perché avrebbe dovuto farlo sapendo che sarebbe stato usato contro di lei?

Come si fa a non avere dubbi visto che oltre a confessare Michele ammette la soppressione del cadavere, l’incenerimento degli oggetti della vittima, rivelando i luoghi in cui tutto questo è accaduto?

Come si fa a dare due ergastoli con questi presupposti? Gli errori giudiziari esistono. Per questo esiste la norma garantista della condanna oltre ogni ragionevole dubbio. A tutela non solo di Sabrina. Ma di tutti noi.