Sign in / Join

Decreto Salvini, Elly Schlein: sostegno ai sindaci, “tradisce” chi nega i principi costituzionali

Il governo si divide sul destino dei 49 migranti a bordo delle navi Sea Watch e Sea Eye da ormai 14 giorni. Possibilisti Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, mentre Salvini tiene il punto. Per capire meglio la situazione il24.it ha sentito l'eurodeputata di Possibile Elly Schein.

Onorevole, sindaci sulle barricate e Salvini dall'altra parte. Quanto c'è di politico in questa situazione e quali risvolti pratici avrà la protesta dei primi cittadini?

Io trovo sia una scelta che va accolta con favore e che vada sostenuta ogni forma di resistenza contro quel decreto inumano (il Decreto Sicurezza, ndr). In particolare questa resistenza è sorprendentemente trasversale, dal momento che sono molti i sindaci che stanno seguendo l'esempio di Orlando e De Magistris.

A dimostrazione che non si tratta di una critica per partito preso o ideologica. Ma, al contrario, ben radicata nel merito e nell'esame delle conseguenze pratiche devastanti di questa legge sulle città oltre che sui diritti fondamentali dei richiedenti asilo.

Giustamente i sindaci si richiamano al rispetto dei diritti fondamentali delle persone, ma ovviamente la trasversalità deriva dal fatto che il Decreto mette indubbiamente in difficoltà i comuni. Come al solito siamo di fronte a una mossa di propaganda. Che - ben lungi dal risolvere concretamente le situazioni - le aggrava, scaricando sui comuni responsabilità a cui dovrebbe provvedere lo Stato.

Come si evolve la situazione?

La mossa dei sindaci utilizza gli strumenti del diritto. Il ricorso al giudice civile di cui parla Orlando mira a sollevare un contrasto tra norme. Perché il decreto si pone in conflittualità con altre norme sull'anagrafe e - soprattutto - con la Costituzione. Si tratta di un conflitto che deve essere sollevato in via incidentale alla Corte Costituzionale su una norma che ha evidenti profili di incostituzionalità. Credo sia questo l'obiettivo dei sindaci.

In Italia non abbiamo strumenti di ricorso diretto alla Corte Costituzionale, quindi la questione di incostituzionalità va sollevata in via incidentale da un giudice. Prima è meglio è, perché nel frattempo il costo sulle vite delle persone è altissimo. Il Decreto Salvini opera una stupefacente eterogenesi dei fini, perché fa l'opposto di ciò che si propone di fare. Mi devono spiegare, ad esempio, che tipo di sicurezza crea lasciare in strada migliaia di persone che fino a ieri avevano titolo alla protezione internazionale. Tutta propaganda, che scarica su altri gli effetti nefasti degli slogan.

Tra l'altro l'ANCI ha dimostrato anche preoccupazioni di tipo economico. Secondo i loro calcoli, il Decreto avrebbe solo nel 2019 costi aggiuntivi per i servizi sanitari e sociali dei comuni per 280 milioni di euro.

Quella di Orlando è un'iniziativa che mira a concedere l'iscrizione all'anagrafe e alla residenza da cui parte l'accesso ai servizi.

Il welfare di base parte da lì..

Certo. Ma la parte che grida ancor più vendetta di questa legge è quella che va ad attaccare il modello di accoglienza diffusa. Lo Sprar, è bene ricordarlo, ce lo vengono a studiare dall'estero, perché è l'unico sistema che permette adeguati servizi di inserimento sociale e regolari gare d'appalto invece dell'assegnazione diretta dell'accoglienza che si ha nei Cas. Dinamiche in cui le cose vengono spesso fatte male, affidando la gestione ad "amici degli amici".

L'obiettivo del Decreto sembra essere quello di favorire le grandi concentrazioni di persone dove spariscono i diritti e dove si infiltra facilmente il malaffare. Questo deve essere chiaro: chi attacca il modello dell'accoglienza diffusa è l'unico che vuol fare dell'accoglienza un business. Perché, viceversa, il modello Sprar permette una giusta rendicontazione, adeguati controlli e il coinvolgimento degli enti locali. L'accoglienza emergenziale, invece, rischia di agevolare chi si avvicina al settore con un interesse economico, attirando qualche volta anche organizzazioni criminali vere e proprie.

Sulla questione dei porti invece?

La situazione a bordo della Sea Watch e della Sea Eye è sempre più drammatica. Le persone sono bloccate in mare da 14 giorni dove hanno vissuto anche la notte di Natale e capodanno. È inaccettabile perché ci sono anche bambini a bordo e stanno finendo le riserve di acqua e cibo, anche se oggi fortunatamente due imbarcazioni si sono avvicinate per portare rifornimenti.

Ma le 49 persone a bordo e gli equipaggi sono al limite e questo non si può accettare né giuridicamente né umanamente. E' una vergogna che né il governo maltese né quello italiano o altri abbiano rispettato il diritto internazionale concedendo un porto sicuro per lo sbarco. Va trovata una soluzione immediata per salvaguardare le vite umane, perché è indegno veder giocare sulla pelle delle persone le divisioni e gli egoismi dei governi europei.

Io ho anche sollecitato un intervento della Commissione Europea per facilitare una soluzione come già avvenuto in questi casi in passato.

Ma la modifica del regolamento di Dublino? Se fosse stata approvata, oggi non saremmo in questa situazione. A che punto è il percorso della riforma?

Il percorso è bloccato in Consiglio dall'incapacità dei governi europei di trovare un minimo di accordo per sedersi a negoziare con noi del Parlamento la riforma. Questo perché alcuni paesi europei non vogliono sentir parlare di solidarietà né di condivisione obbligatoria delle responsabilità. E si tratta, guarda caso, degli amici del ministro dell'Interno Salvini che stanno bloccando questa riforma fondamentale.

Perché nessuno ha dato un porto sicuro per lo sbarco? Perché - stando a come funziona ora il regolamento di Dublino - nel momento in cui i migranti sbarcano in un paese devono presentare lì la propria richiesta d'asilo. Se invece la modifica - già approvata da 2 terzi del Parlamento Europeo - fosse approvata, dopo lo sbarco verrebbero svolte le verifiche delle condizioni di salute e sicurezza. Poi verrebbe verificata l'esistenza di legami significativi di questi richiedenti coi vari paesi europei, come legami familiari, precedenti soggiorni e titoli di studio ivi conseguiti.

Addirittura avevamo pensato ad una sponsorship, cioè la possibilità per organizzazioni - che rispondono a certi requisiti - di farsi carico dell'accoglienza, riducendo anche i costi per gli stati che devono valutare le richieste d'asilo.

Un'idea avanguardistica si potrebbe dire..

Esatto. Nel caso in cui non ci fosse alcun legame o alcuna possibilità di sponsorship, i richiedenti andrebbero in tutti i paesi europei con quote obbligatorie stabilite in base a PIL e popolazione. In questo modo ogni paese farebbe la propria parte e, in più, il richiedente potrebbe scegliere tra 4 paesi di ricollocamento che in quel momento sono lontani dal raggiungimento della propria quota.

Il motivo per cui in queste ore ci sono persone ignobilmente bloccate in mare è che le maldestre trattative sulla pelle delle persone in corso tra i governi non riescono a fare quello che una riforma già disegnata dal Parlamento Europeo ha già fatto. Cioè la modifica di Dublino.

Quindi la modifica non è neppure nell'agenda del Consiglio?

Date le resistenze ad andare avanti, all'interno del Consiglio e anche della commissione qualcuno sta pensando di spacchettare la riforma del sistema europeo comune d'asilo (che non contiene solo Dublino). Il Consiglio non riesce a trovare un accordo su Dublino e sulle procedure e per questo alcuni vorrebbero andare avanti sugli altri dossier del pacchetto.

Il Parlamento, però, finora si è opposto difendendo il principio che si tratta di un pacchetto e che non si può fare una riforma reale senza intaccare il nodo più problematico che è proprio Dublino. Ossia la condivisione delle responsabilità tra tutti gli stati membri.

E' possibile che la nuova presidenza rumena, che inizia adesso, cerchi di far trovare un accordo al Consiglio. Mi auguro che, alla luce della gravità dei fatti di questi giorni, la Commissione Europea continui a difendere la riforma dell'asilo e in particolare quella di Dublino.

È uscita la notizia dell'ispezione della Digos all'anagrafe di Palermo. Salvini ha smentito. E' comunque un segnale politico? 

La risposta politica dal ministro è già ampiamente arrivata per altre vie, tanto è vero che ha parlato di "traditori". C'è da aspettarsi che ci siano conseguenze, ma l'importante è che la forma di protesta dei sindaci - con gli strumenti del diritto che vuole attivare - arrivi davanti alla Corte Costituzionale.

E ovviamente mi auguro che i profili di incostituzionalità emergano. Basti pensare che la protezione umanitaria nasce per dare piena attuazione all'articolo 10 della Costituzione. Il quale ha una formulazione particolarmente ampia del diritto d'asilo, anche più completa dalla convenzione di Ginevra. Già nella giurisprudenza della Corte di Cassazione è stata stabilita chiaramente la discendenza della protezione umanitaria da quel dettato costituzionale.

E' chiaro che Salvini utilizzerà tutti i mezzi possibili per continuare a criminalizzare la solidarietà e avversare chi ha un'idea diversa. Un'idea, quella mia e dei sindaci, molto più rispettosa della sua nei confronti del dettato costituzionale, sul quale tra l'altro lui stesso ha giurato. Bisogna capire, in questo senso, chi è il vero traditore.

LEGGI ANCHE: LE DUE BUGIE DEL GOVERNO CHE HANNO MESSO L'ITALIA ALL'ANGOLO

LEGGI ANCHE