Sign in / Join

Decreto (In)sicurezza. La testimonianza di Veronica: "Così mio marito siriano non avrà mai la cittadinanza"

Decreto (In)sicurezza. La testimonianza di Veronica: "Così mio marito siriano non avrà mai la cittadinanza"

Il Ddl sicurezza, ribattezzato "decreto Salvini" sin dalle prime battute in Consiglio dei Ministri, ha ottenuto il primo via libera in parlamento. Il decreto, infatti, è passato in Senato con 163 sì, 59 no e 19 astenuti, tra i quali 5 dissidenti del movimento stelle.  Approvato con il voto di fiducia, il pacchetto sicurezza ora passa al vaglio della Camera.

Tante le misure contenute nel provvedimento, tra cui lo stop al permesso di soggiorno umanitario, nuovi reati per la revoca della protezione internazionale, ridimensionamento del sistema di accoglienza Sprar e, soprattutto, modifiche sostanziali nelle modalità di ottenimento della cittadinanza.

Cittadinanza addio

A coloro che faranno domanda per ottenere la cittadinanza italiana, infatti, sarà richiesta una conoscenza della nostra lingua di livello B1. Inoltre, gli anni necessari per l'ottenimento della cittadinanza tramite matrimonio o residenza passeranno da 2 a 4.

Ora la cittadinanza italiana per mio marito è un vero e proprio miraggio

A parlare è Veronica Bellintani, studentessa piemontese di 24 anni che si occupa di diritti umani e giustizia di transizione. Veronica vive in Turchia dal 2017, dove lavora con un'organizzazione che opera nel campo della giustizia di transizione e violazioni dei diritti umani in Siria.

Il decreto e i suoi effetti

Le conseguenze del Decreto Sicurezza influiscono direttamente nella vita di Veronica e di suo marito Riad (nome di fantasia, ndr), giovane siriano che ha conosciuto l'orrore della guerra e della repressione di Assad.

"E' un ricercatore universitario - racconta Veronica a il24.it - che in Siria ha partecipato alla rivoluzione e per questo è stato detenuto e torturato per nove mesi dal regime. L'ho conosciuto via Twitter due anni fa e ci siamo sposati questa estate dopo un infinito inferno burocratico".

 

Veronica, che gli succede ora?

"Prima di tutto, ora servono tre anni di matrimonio più quattro di attesa per ottenere una risposta (alla domanda di cittadinanza, ndr). Quindi sette in tutto. Il ché non ha alcun senso se si pensa che in altri paesi per dare una risposta non si impiegano più di sei mesi. Ma in più, mentre prima c'era la famosa regola del silenzio=assenso (nessuna risposta entro due anni, cittadinanza di diritto) adesso questa regola è stata tolta".

In effetti il Decreto Salvini, oltre ad aver ampliato la tempistica del procedimento, ha abrogato la disposizione che consentiva la prassi del silenzio=assenso.

Pertanto anche se dopo quattro anni non abbiamo alcuna risposta (cosa molto probabile) non possiamo nemmeno fare ricorso o altro perché la potrebbero rigettare anche solo come dispetto

Quindi?

"Quindi qui si parla di minimo sette anni in cui mio marito non ha alcuna possibilità di avere una cittadinanza seria, essendo siriano e senza passaporto valido può quasi essere considerato un apolide".

Cosa pensate di fare?

"In qualche modo dovremo cambiare i nostri piani di vita. Prima pensavamo di poter andare a vivere altrove e non in Turchia entro cinque anni. Ma ora? Sette anni minimo".

Veronica ad una manifestazione per la Siria a Milano (ph:diego@stellino.it)

Ma anche senza cittadinanza, tuo marito non può venire in Italia come rifugiato?

"Mio marito ha il diritto di fare la vita di una persona normale. Non da rifugiato. Non accetterebbe mai venire in Italia e essere trattato come cittadino di serie B. Il coniuge di un cittadino italiano dovrebbe avere dei diritti che in Italia non vengono rispettati. Il fatto di far passare un tot di tempo dal matrimonio è comprensibile. Ma perché quattro anni per rispondere ad una semplice richiesta quando nella maggior parte dei paesi ci si mette pochi giorni o solo qualche mese?"

Quindi cosa farete? Resterete in Turchia?

"Certo. Non abbiamo alternative, aspetteremo la cittadinanza turca. Ma io, da italiana, mi sento abbandonata dal mio paese. Se io e mio marito vogliamo fare figli tra qualche anno avranno un padre non italiano. Perché?"

Ma loro saranno italiani per ius sanguinis da parte di madre..

Lo so. Ma il padre non lo sarà. E questo rende la vita famigliare più complicata.

Bambini italiani con padre non italiano. Quasi un paradosso..

"Molto probabilmente la nostra richiesta finirà in un limbo burocratico senza possibilità di cambiare la situazione".

Leggi anche: DECRETO SICUREZZA PASSA AL SENATO CON LA FIDUCIA, I 'DISSIDENTI' M5S ESCONO DALL'AULA E NON VOTANO