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Decreto Dignità, parla il prof De Luca Tamajo:
"Quelli del sud rischiano di essere penalizzati"

di Pietro Di Marco

“Temo che un imprenditore del sud sia in difficoltà. Se il mercato del lavoro non tira, i datori di lavoro o non assumeranno proprio o lo faranno a nero”. A parlare a il24.it è il professore Emerito di Diritto del lavoro nella Università di Napoli Federico II e di Diritto comparato all'Università di Parigi Raffaele De Luca Tamajo sul nuovo piano di lavoro del governo giallo-verde. Suscita, infatti, dubbi e perplessità la riforma del decreto dignità approvato lunedì sera dal Consiglio dei Ministri. Confindustria ha fatto sapere di non essere d’accordo considerato le regole troppo rigide per gli imprenditori che creano posti di lavoro. Il rischio, secondo loro, è di creare poche opportunità.

Professore Tamajo che idea si è fatto di questa nuova riforma?

Guardi sui Contratti a termine c’è un pendolo che oscilla orma da quasi 20 anni tra la classe imprenditoriale che fluidifica la possibilità di un ricorso a termine, e  le forze politiche più di sinistra che  tendono invece ad irrigidire. Quest’ultima rende  più difficile il mercato del lavoro a termine. Ora, se il mercato tira, cioè le imprese hanno bisogno di manodopera non potendo utilizzare troppo il contratto a termine, utilizzeranno il contratto a tempo indeterminato. Se il mercato non tira, l’imprenditore avendo delle difficoltà non assumerà e se lo farà sarà a nero. La variabile è se il mercato tira o meno. E’una scommessa.

Secondo lei questa scommessa può essere vinta? Un imprenditore napoletano, dato che il tasso di disoccupati è alto cosa farà?

Io temo che sia in difficoltà. A meno che non ci sa una modifica, se non potrà andare sul contratto a termine, temo che o non assumerà o lo farà a nero. Il contratto è stato irrigidito. E’ tutto

Secondo lei, come diceva Confidustria, gli impreditori vengono penalizzati?

Qualunque irrigidimento del contratto a termine, rende meno flessibile la forza lavoro. In  questa legge perlatro si dice che per i primi 12 mesi non è d’obbligo addurre una causale, dopo l’anno diventa doveroso. Ma la causale è tipizzata dal legislatore, il quale chiede che si tratta di picchi di attività non prevedibili. Quindi molto stretta.

Un esempio?

Se l’imprenditore ha uno stabilimento balneare e ha un picco di attività, non potrà stipulare un contratto a termine, perché la legge prevede la imprevedibilità del picco. Parliamo sempre dopo i dodici mesi però.

E sulla delocalizzazione.

Quella è una cosa seria e seggia. Per evitare che le multinazionali possano avere benefici di vario tipo, come quelli fiscali.

E sulla questione licenziamento? Cosa succederà?

Per quanto riguarda il licenziamento non cambia molto. Questa legge interviene sul Jobs Act. Solo per i lavoratori assunti dopo del 7 marzo 2015, per quelli assunti prima c’è e continua ad esserci la legge Fornero. Innalza un po’ l’indennizzo che riguarda il licenziamento illegittimo. Però è un po’ più apparente che reale. Questa legge andrà a regime tra una decina d’anni. Siccome l’indennizzo previsto è di due mensilità per ogni anno di servizio, prima di arrivare a 36 mensilità è doveroso avere 18 anni di servizio, ama poiché parliamo di persone assunte dopo il marzo del 2015 questa legge troverò applicazione dopo 15 anni. L’innalzamento del tetto dell’indennità diventerà operante tra molto tempo. Mentre è immediato il tetto minimo, prima era 4 mensilità e ora è 6. Se una persona lavora un solo anno e viene licenziato illegittimamente dopo un anno prende 6 mensilità.