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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

Contro-Dazi Usa: che Italia sarebbe senza Coca Cola?

di Francesco Petronella

E se i paesi europei e l'Italia rispondessero pan per focaccia ai dazi imposti da Trump?

E' chiaro, si tratta di un'ipotesi che rientra, per il momento, nell'ambito dell'assurdo. Tuttavia, dal momento che le risposte dell'Ue e della Cina alle misure protezionistiche varate dalla Casa Bianca non hanno alleviato le preoccupazioni dei mercati, un esercizio di immaginazione può risultare, se non utile, almeno stimolante.

Questa mattina le Borse europee hanno aperto in timido rialzo, nonostante la chiusura contrastata registrata ieri da Wall Street condizionata dalla decisione del presidente americano, Donald Trump, di bloccare la mega-operazione di acquisizione di Qualcomm da parte di Broadcom, società con base a Singapore, per "motivi di sicurezza nazionale". La svolta protezionistica di Trump, quindi, continua a tenere banco nelle stanze dei bottoni dei mercati europei e mondiali. Poniamoci allora la fatidica domanda: e se l'Italia approvasse misure restrittive sull'importazione di prodotti e servizi americani?

Nel periodo tra Gennaio e Novembre 2017 le importazioni di prodotti statunitensi in Italia hanno raggiunto un valore pari a quasi 14 miliardi di Euro, facendo degli Usa il ventesimo paese fornitore dell’Italia, con una quota dell’1,3%. Secondo i dati Istat, a farla da padrone tra le merci made in Usa sono i prodotti farmaceutici di base e i preparati farmaceutici, seguiti dalla macro-categoria "macchinari e apparecchiature".

E' risaputo, però, che uno nei punti di forza degli Stati Uniti risiede nella capacità di esportare non tanto prodotti e merci quanto piuttosto brand e stili di vita. Fenomeni di costume come Harley Davidson, McDonald's e Coca Cola, sono i primi esempi che vengono in mente. E' difficile, e poco utile, addentrarsi nei meandri di quello che potrebbe essere eventuale regime restrittivo verso tali brand, la cui origine e sede legale è in terra statunitense anche se molto spesso vengono prodotte direttamente all'estero. Però, supponiamo per assurdo che l'Italia inauguri una sorta di ritorno all'autarchia del ventennio fascista.

I centauri del Bel Paese si ritroverebbero di colpo senza le mitiche motociclette Harley Davidson, sulle quali è nato un vero e proprio mito di costume. Tra i tanti appassionati, la decisione provocherebbe il disappunto del cantautore Max Pezzali che, insieme all'amico d'infanzia Mario Repetto, decise di chiamare "883" il gruppo musicale da lui fondato, ispirandosi alla cilindrata della sua mitica Harley Sportster.

Per quanto concerne il mondo delle bevande, le tavole italiane, specialmente quelle dei locali pubblici, si ritroverebbero senza quel rinfrescante nettare effervescente chiamato Coca Cola, a cui persino il Vasco nazionale ha dedicato uno dei suoi pezzi di maggior successo. Il noto marchio americano, che ha annunciato di recente l'intenzione di sbarcare anche nel mondo degli alcolici, produce e imbottiglia negli stabilimenti italiani di Nogara (Verona), Oricola (L'Aquila) e Marcianise (Caserta). Perciò, al di là delle suggestioni sul costume e le abitudini degli italiani, se la bevanda made in Usa fosse messa al bando si verificherebbe un vero e proprio cataclisma in termini di strutture e posti di lavoro nel Bel Paese.

Leggermente più semplice, in termini astratti, è immaginare un'Italia senza McDonald's. Il gigante americano del fast food,infatti, registra tra le varie difficoltà degli ultimi anni quella di affermarsi in un mercato esigente e "culinariamente difficile" come quello italiano.  Fatta eccezione per le grandi città, dove il daily-life forsennato e la grande presenza di turisti garantiscono una buona fruizione dei prodotti McDonald's, i piccoli centri restituiscono storie di vero e proprio fallimento del colosso culinario. Emblematica, in tal senso, la storia fotografata dal film "Focaccia Blues", nel quale si racconta di un punto vendita McDonald's costretto a chiudere, tra le altre cose, per la concorrenza qualitativa ed economica di una vicina panetteria. Il film, in realtà, si ispira ad una storia vera, accaduta nella città pugliese di Altamura. Il tentativo di far breccia in Italia da parte della catena di fast food raggiunge il grottesco nella pubblicità, in onda nelle ultime settimane, in cui McDonald's promuove il suo "caffè all'italiana", un vero e proprio tentativo di "ri-brandizzazione tricolore" di un brand a stelle e strisce. Insomma, si può dire che parecchi, in Italia, non sentirebbero la mancanza dell'Happy Meal.

Spingiamoci, però, ancora oltre. Mettiamo il caso che l'Italia, come altri paesi prima di lei, blocchi l'accesso dei suoi utenti a mitico social americano Facebook. In questo caso l'impatto in termini di costume, comportamenti sociali e reazioni popolari sarebbe già di per sé devastante. A perderci, però, sarebbe soprattutto il celebre social network ideato da Mark Zuckerberg in termini economici. Veder scomparire di colpo i 30 milioni di utenti che utilizzano Facebook in Italia, significherebbe perdere una miniera d'oro in termini di dati e pubblico profilato: il vero capitale con cui Facebook si arricchisce vendendo (nel rispetto della privacy ndr) tali informazioni ad aziende terze. Facile immaginare che, in una situazione del genere, il Ceo di Facebook Zuckerberg andrebbe a tirare la giacchetta a Trump, come a dire "Contento ora?".

In conclusione, gli Stati Uniti hanno costruito il proprio soft-power sulla capacità di attrarre, tramite l'american way of life, paesi e continenti interi verso il proprio modo di vedere il mondo e la vita. Difficile immaginare, se la storia avesse preso un corso diverso, un'Italia in cui al posto delle Nike e delle Adidas i ragazzi calzano scarpe russe come il cubano Toni Montana nel film "Scarface". O meglio ancora, immaginare un'intera industria culturale come Hollywood, e tutti i fenomeni di costume annessi, trapiantata  a Vladivostok.

Gli esempi russi non sono casuali. Mosca sta tentando di recuperare il terreno perso tramite un nuovo tipo di soft-power, basato soprattutto sull'informazione di massa. L'America, per ora, mantiene un certo vantaggio. Ma potrebbe perderlo facilmente se gli stati europei, e l'Italia, si dovessero render conto che il gioco della fascinazione americana non vale la candela di fronte ad una guerra commerciale. Donald Trump farebbe meglio a tenerselo stretto, questo vantaggio.