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Dalla Campania scatta la carica dei portaborse a 5 Stelle per il Parlamento. Sembra la Prima Repubblica

Di Arnaldo Capezzuto

E' un cerchio che si chiude. Chiariamolo subito per carità: solo fortuite coincidenze astrali e niente più. Insomma, nessuno inciucio. E' davvero un caso se, nel settembre scorso, nel corso delle votazioni in Consiglio regionale della Campania per esprimere il gradimento della nomina del presidente del Corecom, l'organo che decide i contributi pubblici da assegnare alle tv private campane, i sette consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle si sono astenuti.

Un comportamento sorprendente rispetto al solito baccano che gli esponenti grillini - legittimamente - inscenano in aula ogni volta che bisogna decidere sui nomi da designare negli organismi regionali.

Anzi - quasi sempre - si sono scontrati a muso duro con il presidente dell'assemblea Rosa D'Amelio, addirittura accusandola di scarsa trasparenza e ritardi nel trasmettere ai gruppi consiliari i nominativi dei candidati.

Invece, per Mimmo Falco, giornalista pubblicista di fama, eletto presidente del Corecom, l'ascia di guerra è stata sotterrata. Neppure una parola, una dichiarazione di voto, un discorso alla nazione. Nulla.

Trascorrono pochi mesi e il 4 gennaio scorso alle ore 18 e 08 con un post Luigi Falco, figlio del presidente del Corecom, annuncia solenne e commosso la sua disponibilità a candidarsi al Parlamento con il Movimento 5 Stelle.

Gigi, infatti, è stato collaboratore del vicepresidente alla Camera dei Deputati Luigi Di Maio (oggi aspirante premier) e dato un qualificato contributo alla campagna elettorale per le elezioni regionali.

Falco è amico e collaboratore fidato dell'ex candidata presidente del M5S alla Regione Valeria Ciarambino, esponente grillina ascoltatissima da Di Maio, entrambi sono originari di Pomigliano d'Arco, oggi  non casualmente è la referente della campagna elettorale nazionale del M5S in Campania.

Ma, sempre il 4 gennaio ma otto ore prima rispetto all'uscita di Falco, compare un altro post mistico su Facebook questa volta a scendere in campo è Claudia Vellusi, avvocato di Pozzuoli, attivista della prima ora ma più che altro inquadrata nelle retrovie pentastellate.

Prima ha lavorato al gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle con la senatrice Paola Nugnes poi 'ricollocata' nello staff del gruppo consiliare alla Regione Campania come esperto legislativo.

Non è la carica dei 'portaborse' come era nei vecchi partiti della casta, con la 'nuova' politica 2.0 sono volontari, cittadini tra cittadini, attivisti che avanzano una disponobilità alla candidatura che dev'essere vagliata, controllata, pesata e poi sottoposta al voto della rete.

E' il grande salto, il sogno, il volontariato civico che diventa pratica politica nelle istituzioni ma con un distinguo: portavoce, addetti stampa, personale di staff, collaboratori e assistenti partono da una oggettiva corsia preferenziale rispetto all'ultimo attivista del meet up.

La domanda : ma il Movimento 5 Stelle  non era contro i professionisti della politica? Non praticava l'uno vale uno?