Dal cilindro giallo-verde spunta il coniglio chiamato referendum propositivo con quorum

Messa in cassaforte con tutte le sue contraddizioni e limiti la legge di Bilancio, ultimate le limature al decreto su reddito di cittadinanza e quota 100, l'alleanza giallo-verde sposta l'attenzione.

Al centro del dibattito c'è l'introduzione del quorum per il referendum propositivo. Vedute diverse e divergenti ma tra gemelli diversi una intesa si trova. E infatti  i due soci di governo vanno verso un accordo sul limite minimo di votanti per considerare valida la consultazione e che dovrebbe aggirarsi intorno al 20 o 25 per cento.

La Lega  in un primo momento aveva presentato un emendamento al ddl di riforma costituzionale che prevedeva il quorum al 33%, ma lo ha poi ritirato.

I Pentastellati sono contrari, ma si è deciso - eccezionalmente - di far pronunciare il Parlamento.

La discussione sul testo inizierà domani  in commissione a Montecitorio e il ddl è atteso in Aula per metà mese.

Sulla proposta è impegnato da tempo soprattutto il ministro dei Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro con il suo staff.

L'unica certezza è che non si procederà a colpi di maggioranza. Si tratta infatti di una riforma costituzionale ed è necessario il confronto con le altre forze politiche.

Tra l'altro nel corso della conferezna stampa di fine annoil premier Giuseppe Conte aveva avvisato tutti: "Sulle riforme costituzionali decide il Parlamento, non il governo. Non facciamo gli errori di chi ha già fallito in passato senza cambiare nulla e ci ha lasciato in eredità mille parlamentari e strumenti troppo deboli per far sentire la voce dei cittadini”.

Il chiaro riferimento storico è all'iniziativa intrapresa dall'ex presidente del Consiglio e leader del Pd Matteo Renzi e del suo mesto fallimento e prima di lui a Massimo D'Alema e Ciriaco De Mita.

Ma proprio sul passaggio del referendum propositivo e dell'introduzione del quorum c'è chi segnala un pericolo concreto per la democrazia.

Il dibattito infuria e la polemica s'infiamma. Anche nel mondo accademico e dei giuristi l'iniziativa del Governo tiene banco e preoccupa.

In un post Alberto Lucarelli, Professore di diritto costituzionale all'Università Federico II di Napoli, esprime i suoi molti dubbi sulla bozza di riforma.

"L'assenza di quorum per la validità del referendum propositivo cosi come da progetto di revisione costituzionale, in discussione nei prossimi giorni, disincentiva la partecipazione. Ma qui emerge in tutta la sua durezza la dicotomia in parte insanabile tra democrazia diretta e democrazia partecipativa. Espressione di modelli culturali molto distanti tra loro"

Toccare quel tasto e quindi riformare l’articolo 71 della Costituzione è nei fatti un attacco frontale alla democrazia rappresentativa.

C'è già qualcuno che parla di ‘tragedia’ costituzionale, perchè si tenta di  scardinare i principi delle democrazie occidentali seguendo un disegno pericoloso, che non deve fare meno paura solo perché a metterlo in atto sono persone poco credibili.

La democrazia diretta non può sostituire quella rappresentativa, deve rafforzarla.

Ne vedremo delle belle o meglio brutte

di Arnaldo Capezzuto