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Controllato dai poteri forti? Lo spread spiegato a un bambino di dieci anni

Controllato dai poteri forti? Lo spread spiegato a un bambino di dieci anni

Quando la politica italiana attraversa momenti difficili come quello che il Paese sta affrontando in queste ore, c'è una parola che risuona molto spesso nei programmi televisivi, in radio, sui giornali e su internet. Questa parola è l'ormai famosissimo spread.

Ma che cos'è lo spread, e perché è così importante?

Partiamo dal significato letterale. Spread è un termine inglese che significa, alla lettera, “allargamento” e in economia rappresenta un indicatore, cioè uno strumento per analizzare i dati economici di un paese. Anzi, di due paesi. Lo spread, infatti, viene utilizzato come una specie di termometro per "misurare la febbre" all'economia italiana, paragonandola a quella di un'altra economia europea. Convenzionalmente, si utilizza la Germania come termine di paragone perché ha un'economia abbastanza stabile e virtuosa. Questo non toglie che potrebbe esistere, e in effetti esiste, anche uno spread tra Italia e Francia o tra Italia e Spagna.

La febbre dell'economia

Nello specifico, le "linee di febbre" tra cui il termometro spread misura la differenza di temperatura sono i rendimenti di due obbligazioni emesse dai governi tedesco e italiano, chiamate rispettivamente Bund e Btp (Buoni del Tesoro Poliennali). A questo punto sorge spontanea una domanda:

Cosa sono le obbligazioni e i rendimenti delle obbligazioni?

Nel caso dei Btp italiani, possiamo dire che le obbligazioni sono come degli scatoloni in cui lo Stato conserva i soldi degli investitori e - in cambio - si impegna a restituirli loro con un interesse. Ad esempio, se in un dato momento i Btp presentano un interesse del 6.00%,  l'investitore che inserisce 10.000 euro nello scatolone si aspetta di poterne avere 10.600 dopo un tot di tempo (10 anni in questo caso).

I Bund sono la stessa identica cosa ma offrono tassi diversi. Ad esempio, se in un dato momento i Bund presentano un interesse del 2.00%,  l'investitore che inserisce 10.000 euro nello scatolone si aspetta di poterne avere 10.200 (sempre dopo 10 anni). Con i soldi degli investitori lo Stato ottiene liquidità, cioè denaro contante da investire a sua volta in spesa e opere pubbliche.

Lo spread nei numeri

E torniamo allo spread. L'“allargamento” tra Btp e Bund tedeschi è proprio la differenza tra queste due percentuali, quelle relative ai tassi di interesse dei titoli italiani e tedeschi. Utilizzando lo stesso esempio di poco fa, se i Btp hanno un interesse del 6.00%, e i Bund del 2.00%, lo spread - la loro differenza - sarà pari al 4.00%, ovvero a 400 punti.

Sì, sono 400 e non 4.00 perché lo spread si esprime con numeri di tre cifre che comprendono anche i decimali.

Veniamo al presente. In questi giorni lo spread tra Btp e Bund è ha superato diverse volte quota 300 punti (3.00 in percentuale) e questo numero desta molta preoccupazione. Come mai?

In questo momento i Btp italiani offrono un tasso di interesse più alto rispetto a quelli tedeschi, il più alto dal 2014. Ma allora non è più conveniente per i risparmiatori mettere i loro soldi negli "scatoloni" italiani, visto che possono riottenerli con un interesse maggiore? La risposta è no.

Il cattivo interesse

Infatti gli "scatoloni", italiani e non, aumentano i loro tassi di interesse quando temono che gli investitori, per paura di perdere i loro risparmi, inizino a ritirare i propri soldi. E' un modo per  cercare di mantenere questi investimenti in periodi di instabilità. Al contrario, i tassi di interesse offerti dai Bund tedeschi sono effettivamente più bassi, ma molto più stabili.

In altre parole gli investitori sanno che, se depositano 10.000 euro nello "scatolone" tedesco che offre loro il 2%, i 200 euro in più saranno assicurati. Se li depositano in quello italiano, che offre di più in termini di interessi, non avranno questa certezza.

Questione di affidabilità

Insomma, l'affidabilità dei titoli di stato dipende dall'affidabilità dello Stato stesso, e viceversa. In un periodo di difficoltà politica come quello che l'Italia sta vivendo in questo momento, con un governo che non riesce ancora a formarsi e con i conti non proprio in regola, gli investitori - che possono essere persone singole, banche, società e persino altri stati - temono che gli "scatoloni" italiani non siano sicuri per i loro soldini. Per questa ragione, purtroppo, preferiscono metterli altrove.

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