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Conferenza per la Libia, giorno 2: la sfida a Palermo tra Italia e Francia si chiude con un pareggio a reti inviolate

Conferenza per la Libia, giorno 2: la sfida a Palermo tra Italia e Francia si chiude con un pareggio a reti inviolate

Triplice fischio dell'arbitro, cala il buio sul campo da gioco. Si chiude dopo due giorni di melina a centrocampo e ingressi a partita in corso il match sulla Libia ospitato a Palermo dall'Italia. La due giorni di Villa Igiea, per cui il Bel Paese ha speso molto in termini diplomatici e di intelligence si chiude con un pareggio a reti inviolate in casa.

Il tabellino dei risultati parla chiaro. Sostegno pressoché unanime al nuovo piano di azione delle Nazioni Unite. Una road map che prevede il mantenimento dello status quo fino alla primavera del 2019. Sarà allora che i libici decideranno del loro destino attraverso le elezioni dopo una conferenza nazionale nel paese nordafricano.

Niente di più, niente di meno. Nessun documento conclusivo a mettere nero su bianco lo score.

Le speranze della vigilia

L'obiettivo della conferenza - non annunciato ma sottinteso - era fare meglio della Francia di Macron, riappropriatasi del ruolo di play maker principale dello scacchiere libico con l'incontro Serraj-Haftar a luglio 2017 e con il "super vertice" di Parigi a maggio 2018. In quell'occasione, Macron era riuscito a strappare alle delegazioni convenute un'intesa per celebrare elezioni libiche a dicembre di quest'anno. Un piano d'azione bocciato in pieno dalle Nazioni Unite, data l'instabilità ancora imperante in Libia.

A Palermo, l'Italia si è giocata la grande occasione per passare in vantaggio. Trentotto i rappresentanti internazionali convenuti, tra capi di Stato e di governo, ma anche ministri e viceministri, presenti al summit ospitato a Villa Igiea. Presenti anche il presidente del Consiglio presidenziale, Fayez al Sarraj, il presidente dell'Alto Consiglio di Stato di Tripoli, Khaled al Mishri, il presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, il comandante dell'Esercito nazionale libico, Khalifa Haftar.

Stessi errori dell'avversario

Per mesi si è rimproverata la miopia di Macron nell'esigere elezioni premature in un paese non ancora pacificato, ma alla fine anche la Conferenza di Palermo è giunta alla medesima conclusione (evitando prudentemente di fissare una data precisa). Dell'iniziativa francese dell'estate scorsa era rimasta solo la storica foto dell'incontro tra Serraj e Haftar a Parigi. Di quella italiana, resterà solo un'analoga immagine con Giuseppe Conte al posto del capo dell'Eliseo.

Da sinista. Il premier tripolino Fayyez al-Serraj, Giuseppe Conte e il maresciallo Khalifa Haftar

Beninteso, l'immagine conta parecchio in questo tipo di eventi. Infatti, come sottolineato in questa sede, sono gli sherpa e agli apparati, piuttosto che i politici, a giocare i palloni più importanti della partita.

A margine

La parola d'ordine della " Conferenza per la Libia" - come l'ha definita Conte - è stata "a margine".  L'uomo forte della Cirenaica Haftar, ad esempio, è stato al centro di una sorta di "giallo internazionale", con una presenza a Palermo in dubbio fino all'ultimo. Alla fine il generale è arrivato - incoraggiato probabilmente dall'alleato egiziano al-Sisi - ma non ha partecipato alla cena di lavoro, nè alla sessione plenaria. Dimostrando tutto la sua disapprovazione per certi contesti multilaterali. Unica azione degna di nota del feldmaresciallo di Bengasi un "mini summit" a margine (appunto) con Conte e Serraj, a beneficio dei fotografi.

Una riservatezza poco gradita alla Turchia, piccata per essere stata esclusa dall'incontro a porte chiuse tra Conte e i due leader libici. La delegazione di Ankara ha lasciato abbandonato il match in anticipo "con grande disappunto" precisano le agenzie.

Pessime prestazioni e assenti eccellenti

Peggiore in campo, tanto per cambiare, l'Unione Europea. Un fantasma dentro e fuori dal rettangolo di gioco, rappresentato dal  presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e dall'alto rappresentante della politica estera Ue Federica Mogherini. Unione richiamata ai suoi doveri dal presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani.

Per la Libia ogni iniziativa è positiva, ma noi europei dobbiamo parlare con una voce sola

Il riferimento di Tajani è ad una Unione troppo frammentata quando si tratta di gestire importanti dossier di politica estera come la Libia. La rivalità tra Francia e Italia, in questo caso, non è l'unico problema a rendere controversi i risultati delle iniziative di Parigi e Roma. L'errore di entrambi è quello di fare i conti senza l'oste. Anzi, senza più di un oste.

Assenze pesanti nel parterre di Palermo, ad esempio, sono state quelle di  Saif al-Islam Gheddafi - delfino del defunto raiss - e di rappresentanti delle milizie che imperversano sul territorio (prime tra tutte quelle di Misurata). Gruppi armati il cui ruolo va certamente ripensato - come sottolinea Arturo Varvelli dell'Ispi - per far tornare il monopolio della violenza ad uno stato centrale forte.

Finché non si prenderà questa consapevolezza, ogni manovra esterna - sia essa francese o italiana - è destinata a risolversi in un pareggio a reti inviolate. Come quello di Parigi. Come quello di Palermo.

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