Sign in / Join

Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

Condizionavano l'esito dei processi, 15 persone in manette. C'è anche un magistrato.

Quindici arresti, un'inchiesta clamorosa che ha scoperchiato un'organizzazione  che condizionava i processi e aggiustava le sentenze. Nella rete sono finiti nomi eccellenti tra i quali figurano l'avvocato siciliano Piero Amara, l'imprenditore Enzo Bigotti, tirato in ballo dalle intercettazioni Consip, l'avvocato Giuseppe Calafiore, socio e collega di Amara, il notaio Giambattista Coltraro, ex parlamentare siciliano eletto nella lista Movimento popolare per Crocetta, il professore universitario della Sapienza di Roma Vincenzo Naso.

L'inchiesta, delle procure di Roma e Messina, su un'attività di spionaggio e di controllo delle sentenze, vede indagato anche per concorso in corruzione l'ex presidente del Consiglio di Stato Riccardo Virgilio, per il quale il gip di Roma ha respinto la richiesta di misura cautelare.

Secondo le verifiche della Guardia di Finanza attraverso un'attività di spionaggio e depistaggi l'organizzazione sarebbe riuscita a condizionate le sentenze dei Tribunali amministrativi, in ballo affari per milioni di euro.

Arrestato anche Giancarlo Longo, fino a qualche mese fa pm alla Procura di Siracusa e poi trasferito, per motivi disciplinari, al tribunale civile di Napoli.

Era conosciuto come il 'metodo Longo'.  Per anni il magistrato avrebbe messo a disposizione la sua funzione giudiziale, in cambio di soldi, per aiutare i clienti dei due avvocati siracusani.

I magistrati che ne hanno chiesto l'arresto parlano di "mercificazione della funzione giudiziaria". E aggiungono: "Longo usava le prerogative a lui attribuite dall'ordinamento per curare interessi particolaristici e personali di terzi soggetti dietro remunerazione. Tali condotte vengono riscontrate a partire dal 2013 e perdurano sino ai primi mesi del 2017".

I metodi usati da Longo erano tre: creazione di fascicoli "specchio", che il magistrato "si auto-assegnava - spiegano i pm che hanno condotto l'inchiesta - al solo scopo di monitorare ulteriori fascicoli di indagine assegnati ad altri colleghi (e di potenziale interesse per alcuni clienti rilevanti degli avvocati Calafiore e Amara), legittimando così la richiesta di copia di atti altrui, o di riunione di procedimenti.

Fascicoli "minaccia", in cui "finivano per essere iscritti - con chiara finalità concussiva - soggetti 'ostili' agli interessi di alcuni clienti di Calafiore e fascicoli "sponda", che venivano tenuti in vita "al solo scopo di creare una mera legittimazione formale al conferimento di incarichi consulenziali (spesso, radicalmente inconducenti rispetto a quello che dovrebbe essere l'oggetto dell'indagine), il cui reale scopo era servire gli interessi dei clienti di Calafiore a Amara".

Al vaglio sono una serie di inchieste e processi che inaspettatamente nonostante il pesante impianto accusatorio si sono conclusi con pene irrilevanti oppure adagiati sul binario morto. Tra le inchieste 'monitorate' c'è quella clamorosa sulle tangenti dell'Eni.