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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

Codice antimafia è legge: Lotta ai corrotti saranno come mafiosi. Fi e M5s votano contro

Il codice antimafia è legge. La Camera ha approvato il ddl di modifica al codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione. Con 259 sì e 107 no l'Italia equipara i reati di corruzione a quelli di mafia. I gruppi parlamentari di Forza Italia e Movimento 5 Stelle hanno votato no alla nuova normativa ritenendola sbagliata e poco efficace.

L'impianto di fondo della riforma nella sostanza punta a velocizzare le misure di prevenzione patrimoniale, rende più trasparente la scelta degli amministratori giudiziari, ridisegna l'Agenzia per i beni sequestrati e include corrotti, stalker e terroristi tra i possibili destinatari dei provvedimenti.

Su quest'ultimo punto, che è stato molto contestato, è passato anche un ordine del giorno che impegna il governo a rivedere l'equiparazione mafioso-corrotto. Il fronte antimafia, associazionismo, sindacati sono tutti concordi che l'approvazione definitiva della legge è un indiscusso passo in avanti.

“Un atto di responsabilità politica importante nella prevenzione e contrasto alle mafie e alla corruzione” sentenziano Cgil, Cisl e Uil e delle associazioni Acli, Arci, Avviso Pubblico, Centro studi Pio La Torre, Legambiente, Libera. Associazioni, Nomi e Numeri contro le mafie, Sos Impresa.

La nuova norma prevede  che i possibili destinatari di misure di prevenzione: oltre a chi è indiziato per aver aiutato latitanti di associazioni a delinquere, la riforma inserisce anche chi commette reati contro la pubblica amministrazione, come peculato, corruzione (ma solo nel caso di reato associativo) - anche in atti giudiziari - e concussione.

Inoltre saranno più efficaci le confische, ci sarà un controllo più rigido sulle aziende in amministrazione giudiziaria e ci sarà una lotta più attenta al rischio infiltrazioni.

Giro di vite anche per gli incarichi  degli amministratori giudiziari, con garanzia di competenze idonee e di rotazione negli incarichi. Stop a chi ha parentela, affinità, convivenza o assidua frequentazione con uno qualunque dei magistrati dell'ufficio giudiziario che conferisce l'incarico.

Per favorire la ripresa delle aziende sequestrate nasce un fondo da 10 milioni di euro l'anno e misure per aiutare la prosecuzione delle attività e la salvaguardia dei posti di lavoro.