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Chiudere Strasburgo: così i 5 stelle si arrampicano sugli scivolosissimi specchi della politica Ue

Pur di non perdere terreno nell'occupazione permanente dei media, i due ras a 5 stelle Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista hanno scelto di immortalare con una diretta Facebook e con un video di fronte al Parlamento Europeo il loro viaggio "di lavoro" a Strasburgo. Di certo i due "gemelli del gol" pentastellati non potevano lasciare tutto lo spazio mediatico a Salvini e Bonafede, intenti a farsi immortalare in attesa - manco fosse un capo di Stato - del terrorista Cesare Battisti all'aeroporto di Ciampino.

Il viaggio

Ed eccoli lì, sorridenti e raggianti come sempre, che viaggiano in auto attraverso l'Italia alla volta del cuore delle istituzioni europee, vogliosi di portare anche lì il vento del cambiamento. "Chiudere l'Europarlamento" di Strasburgo, annunciano i due cavalieri dell'apocalisse, additandolo come "una marchetta per la Francia", inutile e pagata dagli euro-contribuenti.

"Chiudere la sede di Strasburgo è una proposta di assoluto buonsenso - rincara oggi il sottosegretario agli Esteri Manlio di Stefano - e se la ministra francese Nathalie Loiseau lo ritiene una dichiarazione di guerra alla democrazia non fa altro che ribadire lo strano concetto che ha il governo Macron di democrazia" conclude il grillino. Continuando, infruttuosamente, a strizzare l'occhio ai Gilet Gialli.

Tanta propaganda, niente di più. Un tentativo di arrampicarsi sugli scivolosissimi specchi della politica internazionale, ed europea in particolare, in vista delle elezioni di maggio 2019. Le affermazioni di Dibbah e dell'enfant prodige di Pomigliano D'Arco sono controverse - per non dire farlocche - in virtù di almeno due ragioni.

Le regole del gioco

Di Battista e Di Maio dimenticano di dire - pigrizia nella lettura dei Trattati o volontaria omissione? - è che l'art. 341 del Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea recita testualmente: "La sede delle istituzioni dell'Unione è fissata d'intesa comune dai governi degli Stati membri". Il protocollo n.6 ai Trattati aggiunge inoltre che "Il Parlamento Europeo ha sede a Strasburgo".

Disposizioni modificabili? Certamente, ma con l'accordo di tutti, Francia compresa. E ce lo vedete un presidente francese - si chiami Macron, Le Pen o sia un gilet giallo - a rinunciare all'indotto (ristoranti, bar, alberghi...) che comporta la sede di un'istituzione europea nel proprio Paese?

Gli alleati

La seconda è che, anche volendo solo proporre un'iniziativa del genere, occorrerebbero alleanze politiche continentali che in questo momento - a differenza di Salvini - il MoVimento non si sogna nemmeno di avere. Di Maio, al contrario, assicura di avere i "numeri per costruire un gruppo parlamentare europeo". Ma finora, stando alla cronaca politica dei selfie delle scorse settimane,  gli unici interlocutori trovati dai 5 stelle in Europa sono solo i seguenti.

  • Il cantante polacco e leader del partito 'Kukiz'15', euroscettico di estrema destra.
  • Il croato Ivan Sincic, capo del partito populista, protezionista e filorusso 'Zivi zid'.
  • La finlandese Karolins Kahonen, di 'Liike Nyt!', movimento conservatore e liberista (quindi di destra).

Tutti (rigorosamente) neofiti delle Elezioni Europee, ma è con loro che la strana coppia a 5 stelle ritiene possibile "spezzare le reni a Bruxelles" o - se non altro - di chiudere l'inutile sede di Strasburgo.

La storia insegna, ma non ha allievi

Quest'ultima presa di posizione - tirata nella mischia tanto per allargare il tema del "taglio agli sprechi" in ambito europeo" - tradisce un'ignoranza di fondo della storia dell'Unione. Il fatto che le sedi delle istituzioni europee si trovino in città come Bruxelles e Strasburgo non è casuale, né tanto meno frutto di un capriccio.

Entrambe le città insistono sulla linea nord-sud che segna quello che oggi è il confine tra Francia e Germania. La storia insegna - ma non tutti sono suoi allievi- che quel lembo di terra è stato teatro dei più sanguinosi conflitti della storia europea a partire dalla guerra dei trent'anni. Fino ad arrivare alla striscia di morte lasciata su quelle terre dai due conflitti mondiali nel'900.

Non a caso, il trattato istitutivo dell'Ue chiarisce come obiettivo primario "la promozione della pace". Da qui la scelta delle due "roccaforti" europee di Strasburgo e Bruxelles, in modo da sigillare, anche simbolicamente, un pezzo di terra irrigato dal sangue di generazioni e generazioni di europei.

I simboli nell'era dei social

Oltretutto il Belgio, di cui Bruxelles è la capitale, è una sorta di prova generale dell'Unione Europea in piccolo. Se uno stato federale ma complesso come il Belgio può reggere, allora può reggere anche l'Unione Europea per come l'avevano concepita i padri del federalismo europeo come Altiero Spinelli.

Ancora più pregnante il valore simbolico di Strasburgo, una città francese dal nome spiccatamente tedesco. Una sede scelta appositamente come modello di integrazione e di unità europea proprio per la sua "doppia identità", oltre che come contro-altare del centro nevralgico europeo dal punto di vista finanziario: la tedesca Francoforte.

Così come era un po' tedesco e un po' francese (ma lussemburghese di nascita) il padre fondatore dell'Unione Robert Schuman, cui è dedicata la famosa rotonda presso il Parlamento di Bruxelles. Così come era marcatamente mitteleuropeo anche il demiurgo dell'Italia repubblicana Alcide De Gasperi, con un passato da deputato al parlamento dell'Impero Austro-ungarico.

Una storia profonda quella dell'Unione, fatta di sangue, di uomini ma anche di simboli. Perché il simbolismo è da sempre strumento di potere, di memoria e di legittimazione. Ma nel mondo di Di Maio e Di Battista, in cui i social fanno da ariete per abbattere ogni forma di intermediazione, sembra non esserci più posto per questi simboli. E, a quanto pare, neanche per la memoria.

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