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Chi l'ha visto il 'decreto dignità'? Mistero sul provvedimento di Di Maio, non c'è in gazzetta

di Arnaldo Capezzuto

"Oggi sono contento", "Sono felice", "E' una grande rivoluzione", "Diamo certezze ai giovani", "Basta precarietà". Queste le parole a caldo - qualche giorno fa - del ministro del Lavoro e Sviluppo economico, Luigi Di Maio, al termine del Consiglio dei ministri per l'approvazione del suo 'decreto dignità'.

Interviste, ospitate nei talk, dirette social, post, interventi, twitt, incontri pubblici.

Il leader del Movimento 5 Stelle cerca di togliersi dall'angolo e scrollarsi di dosso lo strapotere mediatico e politico dell'alleato scomodo Matteo Salvini.

Una controffensiva limitata. Pochi giorni e piovono critiche, da destra e manca. Ci va giù duro il presidente di Confindustria e i rappresentanti delle piccole e medie imprese, senza dimenticare gli operatori delle slot machine.

In sintesi sono tutti scontenti del 'decreto dignità', dentro ha elementi che non guardano al quotidiano e al debole sistema delle imprese italiane.

C'è chi definisce il provvedimento di sinistra, chi addirittura degno del vecchio Pci sta di fatto che al di là delle chiacchiere il testo non c'è.

Con il trascorrere del tempo ci si chiede: che fine ha fatto il celebrato e pompato 'decreto dignità'?. Il provvedimento rivoluzionario è scomparso dai radar ma non dalla propaganda.

L'opposizione lo vorrebbe vivisezionare, capire, conoscerlo ma allo stato non si conosce il testo.

L'anomalia è pesante, il provvedimento di legge non è stato ancora pubblicato sulla gazzetta ufficiale. In parole povere Di Maio ha sbandierato una cosa che non esiste ancora.

La Ragioneria non ha rilasciato ancora la conformità e la certificazione della copertura adeguata del provvedimento, non è stato apposto la bollinatura.

Motivo per cui il 'decreto dignità' non può essere inviato al presidente della Repubblica per la firma e non può essere neppure pubblicato sulla Gazzetta ufficiale.

Il testo del decreto dignità - inoltre - non è ancora completo perché manca la relazione tecnica.

Insomma, Di Maio ha suonato le trombe, si è autocelebrato, è passato di tv in tv, da quotidiano in quotidiano solo per vendere un sogno, confondere le acque, rassicurare il suo elettorato, battere un colpo e non sparire sotto il carro armato di Salvini.

E meno male che in questi giorni il giovane ministro aveva bacchettato i suoi parlamentari "scrivete meno post e fate più leggi".

Appunto.