Caso Cucchi. Il generale Tomasone parla di "arresto normale" però intervalla tanti "non ricordo" alle domande dei giudici

Caso Cucchi. Il generale Tomasone parla di "arresto normale" però intervalla tanti "non ricordo" alle domande dei giudici

“Fu un arresto normale”. Lo ha riferito davanti alla corte d'assise il generale Vittorio Tomasone, all'epoca dei fatti (2009) comandante provinciale di Roma dei Carabinieri, sentito come testimone nel processo bis per la morte di Stefano Cucchi.

E' il passaggio forse più importante dell'inchiesta sui depistaggi con un nuovo e ultimo deposito, che vede imputati cinque carabinieri nell'ambito del nuovo filone sui falsi e sui depistaggi legati alle condizioni di salute del 32enne geometra arrestato la notte tra il 15 e il 16 ottobre del 2009 per droga e deceduto sei giorni dopo all'ospedale Sandro Pertini.

Ma soprattutto è la giornata in cui è stato sentito Vittorio Tomasone, all'epoca dei fatti comandante provinciale di Roma. Una versione, quella dell'alto ufficiale dell'Arma, caratterizzata da tante ammissione di “non ricordo” e “non ho memoria dei fatti” che hanno suscitato la stizza del pm Giovanni Musarò.

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Tomasone ha spiegato così il significato della riunione del 30 ottobre del 2009, che il luogotenente Massimiliano Colombo, comandante della stazione di Tor Sapienza, ha definito in udienza 'come quella degli alcolisti anonimi': "A tutti coloro che erano stati presenti nella vicenda dell'arresto di Cucchi - ha detto il generale - avevo chiesto di venire da me al Comando provinciale e, oltre a portare una relazione scritta, di dire quello che avevano fatto".

Insomma, per l'allora comandante dei carabinieri, quello di Cucchi "fu un arresto normale". "Fui informato da alcuni giornalisti, il giorno della sua morte, che l'arresto, avvenuto una settimana prima, era stato eseguito dai carabinieri".

"Quindi chiesi altre informazioni e mi fu detto che, a parte l'attivazione del 118, non c'erano stati problemi, che c'era stata un'udienza di convalida dell'arresto e la consegna di Cucchi alla polizia penitenziaria".

"Volevo guardare tutti in faccia. E negli ultimi giorni di ottobre chiamai la signora Cucchi per esprimerle la mia vicinanza personale sulla scorta di quello che mi era stato riferito e degli accertamenti che erano stati fatti" - spiega il generale -.

Le comunicazioni erano state 'aggiustate'. Dal comando legione uscì una documentazione urgente che non serviva per il pubblico ministero, ma per il ministro Alfano che avrebbe dovuto rispondere due giorni dopo.

E' stata utilizzata per un'informativa che il ministro fece al Senato il 3 novembre. L'appunto viene redatto sugli atti falsi redatti dal comando generale. E quindi cosa avviene?

Che il ministro Alfano dichiara il falso davanti in aula: Stefano Cucchi è stato collaborativo, si omette ogni passaggio dalla compagnia Casilina e Cucchi già al momento dell'arresto era in condizioni fisiche debilitate. Tre cose non vere.

Durissimo il pm: "Le carte acquisite a novembre 2018 dimostrano che si è giocata una partita truccata sulle spalle di una famiglia".

E Ilaria Cucchi ha commentato in un post : "Ho esaurito le parole. Il Generale Tomasone mentre, a nemmeno una decina di giorni dalla morte di mio fratello,  telefonava a mia madre per esprimere la sua solidarietà, non mancava poi di far sapere ai giornalisti che era un anoressico e sieropositivo. Entrambe cose non vere".

"Non solo ma poi redigeva una nota ufficiale al comando dove anticipava letteralmente le conclusioni delle operazioni peritali di 'specialisti' che sarebbero poi stati nominati dalla Procura per completare l’autopsia.  Sapeva già tutto. Oggi mia madre non c’era. Per la seconda volta consecutiva. Sta poco bene ma la rivoglio presto qui con noi. Noi siamo la famiglia Cucchi, quella di Stefano. E ne siamo fieri". - conclude -

di P.P.M.