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Casalesi. Guerra tra i super padrini, aveva ragione il cronista minacciato

di Arnaldo Capezzuto

Una notizia scovata e scritta 20 anni fa. Una notizia vera. C'era una guerra sotterranea tra due boss della camorra. Fingevano di essere alleati, di essere amici, di far parte dello stesso sistema ma in realtà si odiavano. Se avessero manifestato le loro ostilità ne sarebbe nato una guerra di camorra che avrebbe lastricato le strade di migliaia di cadaveri.

E questa storia il giornalista Carlo Pascarella, cronista del 'Corriere di Caserta' l'aveva capita prima di tutti ed ebbe il coraggio di scriverla, documentarla e argomentarla in una serie di articoli. A tal punto che gli stessi super padrini latitanti da almeno 20 anni lo telefonarono in redazione per 'avvisarlo' per fargli capèire che avrebbe fatto la fine di Giancarlo Siani.

Era il 1998 squilla il telefono di Carlo Pascarella, all'epoca ventiquattrenne, dall'altro capo ci sono Michele Zagaria alias Capastorta e Antonio Iovine detto 'o ninnillo, sanguinari capi della cosca dei Casalesi.  Quando Pascarella alza la cornetta per rispondere, subito pensa a uno scherzo: “Pronto, sono Michele Zagaria”.

Sembra impossibile, ma all’altro capo del telefono c’è proprio lui. “Testastorta”, l’introvabile boss dei Casalesi che ci tiene a fare una particolare “rettifica”. Fra lui e Antonio Iovine non esiste alcuna faida e per dimostrarlo passa la cornetta proprio a Iovine. che parla con Pascarella “non per minacciare”, come ci tiene a precisare, ma solo perché “vanno scritte cose giuste”.

Poi la parola torna a Zagaria per un’ulteriore raccomandazione. “Di questa telefonata domani non devi scrivere nulla”.

A distanza di 20 anni da quella telefonata con i due super padrini in cella e con Iovine che è diventato collaboratore di giustizia si scopre che il cronista aveva ragione: I due boss erano ai ferri corti, fingevano la pace per evitare la guerra. L’antico sodalizio, l’amicizia tra Michele Zagaria e Antonio Iovine costruita su complicità, sangue e violenze, non esiste più.

In una relazione firmata da un ispettore in servizio nel supercarcere milanese di Opera, dove Zagaria è recluso in regime di isolamento ha raccolto le confidenze del padrino.

L’ex superboss di Casapesenna si è abbandonato ad un lungo sfogo raccolto dagli uomini della Polizia penitenziaria ed oggi qualificato agli atti come "dichiarazioni spontanee". Per lo più quattro pagine fitte che riportano le frasi choc dell’uomo.

Ci va giù duro Zagaria - come riporta il quotidiano il Mattino -, quando parla del suo ormai ex amico e alleato. Da collaboratore di giustizia Iovine ha d’altronde già più volte accusato (anche in aula) Michele Zagaria.

"Contrariamente a me - dichiara Capastorta - lui ha intrapreso la strada della collaborazione, ma lo sta facendo in maniera non coerente dato che non si è mai accusato di cinque omicidi che ha commesso, non ha mai fatto trovare né restituito i soldi frutto dei suoi proventi malavitosi: ancora oggi, mentre è in corso un processo che mi vede imputato di estorsione, reato che non ho commesso, Iovine non ammette di avere intascato lui una tangente di un miliardo e 300 milioni di vecchie lire, che poi reinvestì nelle attività del Polo calzaturiero...".