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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

Da Casa Pound a PaP passando per Vauro e Salvini:
perché sono tutti contrari all'attacco Usa in Siria?

di Francesco Petronella

Proprio in queste ore il Parlamento italiano sta discutendo l'informativa urgente sui recenti sviluppi della situazione in Siria indetta dal presidente dell'esecutivo dimissionario Paolo Gentiloni. I rappresentanti delle forze politiche sono chiamati ad esprimersi su come il nostro paese ha risposto di fronte all'iniziativa multilaterale, a guida statunitense, contro il potenziale chimico del regime di Bashar al-Assad. "Abbiamo chiarito ai nostri alleati fin dall'inizio la nostra contrarietà a ogni escalation e la convinzione italiana sull'impossibilità di giungere a una soluzione di conflitto con l'uso della forza e con l'idea di cacciare manu militari il dittatore Bashar al-Assad da Damasco". Questo è quanto ha dichiarato il presidente del Consiglio Gentiloni, nell'Aula della Camera, pur riconoscendo il regime di Damasco responsabile di "crimini inauditi".

Decisamente più colorito il commento di Giorgia Meloni, Fratelli d'italia, che ha messo sullo stesso livello le armi chimiche utilizzate in Siria e le famigerate scie chimiche della teoria complottista, per poi invitare l'Alto rappresentate della politica estera Ue Federica Mogherini a "riflettere sull'inutilità del suo ruolo e trarre delle conseguenze".

"La Russia va vista come un partner strategico e non come un avversario" ha commentato invece Valentino Valentini in Aula, parlando a nome di Forza Italia. Federico Fornaro, capogruppo di Leu a Montecitorio, ha invece affermato: "Non sono in discussione le alleanze internazionali per l'Italia", ma con la stessa nettezza bisogna dire "che non sono ammissibili azioni unilaterali come quelle compiute in questi giorni", in riferimento al raid missilistico condotto da forze americane, francesi e britanniche in Siria.

Quello che oggi si tiene nelle aule parlamentari è un dibattito che ha già ampiamente animato le piazze virtuali - e non solo - nei giorni che hanno preceduto e seguito l'attacco americano territorio siriano. Il dato interessante, già noto a chi si occupa di Siria con costanza, è quanto l'avversione al cosiddetto "imperialismo americano", che fa spesso coppia con un' aperta simpatia per il regime di Bashar al-Assad, sia un un fenomeno straordinariamente bipartisan, per non dire universale.

Contro il raid missilistico Occidentale, abbondantemente annunciato da Donald Trump come ritorsione per il sospetto attacco chimico contro la città di Douma, si sono espressi soggetti appartenenti ad angolazioni assai differenti, per non dire opposte, dello scacchiere politico italiano. Avevamo già segnalato, in questa sede, l'inedito quanto bislacco endorsment verso il leader leghista Matteo Salvini da parte del vignettista sinistrorso Vauro Senesi. Da una parte, il leader del Carroccio aveva osteggiato l'intervento americano in Siria paragonando le armi chimiche siriane a quelle - mai trovate - di Saddam Hussein in Iraq (parallelismo piuttosto avventato). Dall'altra, il fumettista toscano aveva rilanciato il messaggio anti-interventista del leader leghista scrivendo "Condivido e sottoscrivo parola per parola l'appello di Matteo Salvini".

Ancora più bizzarra, tenuto conto delle rispettive posizioni sul tema migranti, la convergenza di idee tra Salvini e il fondatore di Emergency Gino Strada. "Condivido quello che ha detto sulla Siria per una ragione molto semplice" ha dichiarato strada al Corriere della Sera in riferimento a Salvini "Perché sulla guerra vale l’articolo 11 della Costituzione: l’Italia ripudia la guerra" precisando che  "bisogna uscire da tutte le alleanze militari, demilitarizzare il nostro Paese, togliere le basi altrui, non partecipare a nessun conflitto, richiamare i soldati italiani".

In fondo, si potrebbe obiettare, Vauro e Strada non sono leader politici ma liberi cittadini nel pieno diritto di esprimersi come vogliono. Ma la cosa è ancora più strana se si considera che i primi in assoluto a schierarsi apertamente contro l'intervento americano in Siria - piuttosto modesto in termini di danni e ricadute geopolitiche - sventolando il fantasma della "ennesima invasione imperialista" in Medio Oriente, sono stati i neo-fascisti di Casa Pound. Gli attivisti del movimento, infatti, hanno tappezzato i muri di più di cento città italiane con striscioni che recitavano"No alla guerra in Siria", come se il conflitto siriano, entrato nell'ottavo anno del suo decorso, fosse stato sinora un party troppo rumoroso. La posizione di Casa Pound, tuttavia, rientra nell'ambito non dell'avversione "antimperialista" pura e semplice, quanto piuttosto in uno di quei circuiti in cui c'è una simpatia, se non una venerazione vera e propria, verso il dittatore siriano Assad.

 

Il panorama si fa ancora più complesso quando ci si rende conto che il moto di protesta contro il raid americano in Siria - chirurgico, è bene ricordarlo - ha coinvolto anche un movimento politico che si trova agli antipodi rispetto agli attivisti neri di Casa Pound: Potere al Popolo. La rete di Pap, infatti, ha organizzato proprio per oggi una mobilitazione di piazza, dando appuntamento ai propri sostenitori a Roma per protestare contro la guerra in Siria "senza se e senza ma".

Osservando i termini e lo stile del comunicato, non si può non far caso al riferimento all' "ultimo criminale attacco firmato Nato in Siria". Quello avvenuto la notte di sabato scorso non è in realtà un intervento Nato, bensì un'azione multilaterale tripartita tra Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, contraria - ovviamente - ai principi del diritto internazionale. Il dubbio più profondo, però, sorge quando ci si domanda come mai la voce di PaP e di quest'area politica non si sia levata così in alto quando si trattava di protestare contro le altre potenze straniere responsabili del conflitto siriano (Russia e Iran in primis). Ancora una volta è il fantasma dell'imperialismo americano, non quello di altri, a catalizzare la reazione di questo tipo di sinistra, oltre che dell'estrema destra (come già visto). Inoltre, come osserva l'analista Lorenzo Declich , per suscitare vere e proprie simpatie per il regime siriano da parte di una certa sinistra "è bastato aggiungere un pizzico di retorica anti-israeliana, dipingendo Assad come il campione della lotta contro Israele, sebbene il regime abbia fatto fuori migliaia di profughi palestinesi residenti in Siria in questi anni [...] e non abbia sparato un colpo verso Israele negli ultimi decenni".

Lo stesso Declich, in un vecchio ma sempre attuale articolo su Vice, ha cercato di rintracciare i motivi per cui le frange estreme della destra e della sinistra abbiano tanta simpatia per il dittatore siriano. In questi giorni, però, a compattare attori così variegati della politica italiana, da Casa Pound a PaP, passando per Vauro e Gino Strada, sembra essere un attaccamento a vecchie categorie che non permette di capire il contesto. Insomma, sembra piuttosto grottesco - anche se meritorio - dire "No alla guerra in Siria" solamente dopo il vituperato attacco americano, quando il Paese è preda di un conflitto settennale che ha già lasciato mezzo milione di morti sul suo cammino.