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Calenda cambia idea e apre al M5S. Renzi isolato nel Pd. Mattarella in pressing sui dem

La linea di Matteo Renzi perde un altro pezzo. Carlo Calenda lascia l’Aventino e apre a un governo di transizione con Lega e M5S. Le parole del ministro dello Sviluppo economico certificano il pressing in atto in queste ore del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulle forze politiche (del Pd, in particolare) per far nascere un esecutivo. Calenda spiega nell’intervista a Repubblica i contorni della sua proposta: Un ''governo di transizione'' appoggiato da tutte le forze politiche. Il Pd -spiega- dovrebbe proporre la costituzione di un governo di transizione sostenuto da tutte le forze politiche e parallelamente la formazione di una commissione bicamerale sulle riforme istituzionali che risolva tre questioni fondamentali: la possibilità di formare esecutivi stabili in un sistema politico tripolare, il rapporto tra autonomia delle Regioni e interesse nazionale, i tagli ai costi della politica e soprattutto la trasparenza nella gestione dei partiti''.  Soluzione immediatamente bocciata da Matteo Salvini: “Sento che qualcuno vorrebbe rimettere in piedi un governo alla mo' di Mario Monti... tutti dentro per tirare a campare e spennare gli italiani, per continuare a essere servi di Bruxelles e delle alleanze dei bombardatori. Noi siamo leali, fieri, coerenti, vogliamo rispettare gli impegni presi ma nel nome dell'interesse degli italiani. Non esistono alleanze che possano prevedere il fatto che i vantaggi siano di altri e i problemi siano degli italiani. Voglio guidare un Paese che non pieghi più la testa nei confronti di nessuno", rimarca il leader della Lega. Ma la fuga in avanti di Calenda raccoglie veti anche nel Pd. Tanto che il ministro è costretto quasi a far retromarcia, smentendo il titolo di Repubblica. La mossa del ministro, al netto di dichiarazioni e smentite, svela il piano ormai avanzato nel Pd per mettere nell’angolo Renzi. Spingerlo alla trattativa con Luigi di Maio. Ma lo scenario potrebbe riservare un’altra sorpresa: l’addio di Renzi al Pd e la nascita di gruppi parlamentari autonomi.

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