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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

Calcio, L'Italia deve dire addio ai big stranieri. Arriva il decreto Rompi-pallone

Brutto assistere ai Mondiali senza l’Italia. Brutto ma, purtroppo, inevitabile vista la crisi attraversata nel nostro paese dallo sport più popolare. Una crisi che si manifesta in campo, ma che nasce sui libri contabili date le difficoltà economiche del nostro calcio, sempre più indietro rispetto a Inghilterra, Spagna, Germania e anche Francia. Crisi che potrebbe assumere toni drammatici da martedì, giorno in cui il vice premier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, annuncia di far passare il cosiddetto Decreto Dignità, che vieterà pubblicità e sponsorizzazioni alle società di Betting ovvero di scommesse. Un mercato che, ogni stagione, mette a disposizione 200 milioni di euro, il 70% dei quali investiti nello sport.

Un’ulteriore mazzata per i nostri club, già penalizzati da stadi vetusti e da una torta di Diritti Tv da “serie C” nei confronti dell’Europa che conta. I giorni di gloria sono sempre più lontani: l’ultima Champions League è datata 2010 (Inter). Addirittura mai conquistata l’Europa League, visto che il trionfo più recente è del Parma nel 1999 quando ancora c’era la Coppa Uefa.

Le nostre squadre non hanno disimparato a giocare, semplicemente scontano fatturati che non reggono più il confronto con quelli delle big d’Europa e non possono nemmeno sognare di pagare gli ingaggi ai campioni, i cosiddetti Top Player (Cristiano Ronaldo, Messi, Neymar, solo per citare il podio). Deloitte lo scorso gennaio ha stilato la “Football Money League”, classifica dei ricavi dei club europei sui fatturati della stagione 2016/17. Comanda il Manchester United (676,3 milioni) davanti a Real Madrid (674,6) e Barcellona (648,3). La migliore squadra italiana è la Juventus: 10ª con 405,7. Poi Inter 15ª (262,1), Napoli 19° (200,7), Milan 22° (191,7) e Roma al 24° posto (171,8). Insomma: non c’è partita.

Ma nascondere i marchi delle scommesse legali porta anche al grosso rischio di un ritorno del Totonero, piaga tristemente nota al nostro calcio. «Vietare la pubblicità dei prodotti di gaming - ha dichiarato Harrie Temmink, vicecapo della Unit “Public Interest Services” della Direzione Crescita della Commissione Europea - è un errore che impedirebbe di distinguere l’offerta di giochi illegali da quella legale e controllata dagli stati membri Ue». Tradotto per l’Italia: spalancherebbe le porte a mafia e camorra. Con tanti saluti alla dignità.