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Bruxelles, Londra, Helsinki: le tre tappe di Trump per scassare l'Europa

di Francesco Petronella

Nel giro di una settimana il presidente americano Donald Trump potrebbe imprimere severi cambiamenti alle relazioni tra gli Stati Uniti, i partner europei e la Russia di Vladimir Putin. Oggi , Giovedì 11, infatti, il Tycoon di Washington sarà a Bruxelles per la due giorni del vertice Nato. Il tour di Trump continuerà poi a Londra dove incontrerà la premier Theresa May e - per la prima volta - la regina britannica Elisabetta II. La volata transoceanica dell'inquilino della Casa Bianca si concluderà con l'incontro - forse più importante - con il presidente russo Vladimir Putin, fissato per lunedì 16 luglio a Helsinki, in Finlandia.

 

Iniziamo dalla fine. Secondo il quotidiano russo Kommersant, Mosca avrebbe già inviato a Washington "una bozza di due pagine" da usare come base per la stesura della dichiarazione congiunta dei presidenti russo e americano al termine del loro incontro nella capitale scandinava. La Casa Bianca, secondo la testata russa, sarebbe sostanzialmente d'accordo con la bozza, ma chiede che sia inserito un passaggio in cui si esprime la "preoccupazione" della parte americana per le "ingerenze" russe nel processo elettorale Usa e che siano date garanzie che "ciò non accada più" in futuro. Insomma, un minimo di maquillage per celare la corrispondenza di amorosi sensi che farà da sfondo all'incontro tra i due leader. Tra i punti della bozza ci sarebbe la necessità di "mantenere un dialogo tra i leader, tra i diplomatici, tra i militari e tra i servizi speciali dei due Paesi". Inoltre verrebbe menzionato "lo sviluppo dei rapporti economici" nonché "la promozione dei contatti fra le persone". La cooperazione fra Russia e Stati Uniti viene poi definita uno dei fattori di stabilità "regionale e mondiale".

Ritorniamo all'inizio. A Bruxelles, di fronte ai partner dell'Alleanza Atlantica, The Donald coglierà certamente l'occasione per battere i pugni sul tavolo sollecitando una risposta alla sua richiesta, rivolta agli stati membri, di incrementare la spesa militare e per la difesa almeno fino al 2% del Pil entro il 2024. L'italia "giallo-blu", secondo le dichiarazioni della ministra Trenta, si sarebbe già allineata a tale richiesta. Tuttavia non è detto che l'impegno richiesto da Trump, che all'Italia costerà qualcosa come 40 milioni di euro al giorno, venga accolto di buon grado da tutti i membri della Nato. Piuttosto gravosa, in effetti, la richiesta è stata accolta - a parte le dichiarazioni ufficiose dell'Italia - solo da quattro paesi: Gran Bretagna, Polonia , Estonia e Grecia.

Paesi della Nato: Fonte immagine Agi

 

Il destino della Nato, pilastro fondamentale della politica estera americana in Europa, è oggetto di discussione da decenni ormai. In molti, dopo la caduta del blocco sovietico, si sono domandati a cosa servisse mantenere in vita l'Alleanza Atlantica e, soprattutto, allargarla fino a quei paesi che la Russia considera da sempre il suo "estero vicino", ossia aree di naturale proiezione geopolitica per Mosca (l'Estonia, ad esempio). Uno strappo all'interno dell'Alleanza, a ben vedere, non risulterebbe poi così dannoso per l'amministrazione americana. Gli ultimi due decenni, almeno, di relazioni americane con la Cina sono una dimostrazione in tal senso. Per realizzare il cosiddetto "perno asiatico", cioè l'operazione Usa per il contenimento del gigante cinese, gli States non hanno avuto bisogno di creare un'alleanza tra stati regionali nel pacifico, ma si sono limitati a creare alleanze bilaterali coi paesi asiatici in grado di "circondare la Cina" e colpirla nella sua capacità di controllo dei mari e - di conseguenza - dei traffici. Venuta meno la minaccia sovietica, non è detto che Washington non possa pensare ad una soluzione simile anche in Europa. E Putin, ovviamente, non può fare altro che ringraziare.

A Londra, invece, il Tycoon incontrerà una claudicante Theresa May, di recente orfana del ministro per la Brexit David Davis e di quello degli esteri Boris Johnson, che ha dolorosamente accompagnato la Gran Bretagna ai margini della politica internazionale. Sono ormai lontani i tempi in cui, col duo Clinton-Blair, il Regno Unito era il principale interlocutore della Casa Bianca in terra d'Europa. In vista dell'incontro con Putin, inoltre, è probabile che Trump suggerisca a Downing Street di mitigare la propria posizione verso la Russia, particolarmente ostica dopo i fatti di Salisbury. Le apparizioni in pubblico di Trump saranno ridotte al minimo durante la visita. Dopo l'arrivo nella capitale inglese, infatti,  il presidente e la moglie Melania partiranno verso l' Oxfordshire dove saranno ospiti d'onore alla cena con cento uomini d'affari britannici al Blenheim Palace, casa natale di Winston Churchill, mito del presidente Usa. Quella che attende Trump è una Londra in fermento e - complice il sindaco Sadiq Khan da tempo in scontro con il leader Usa - assai poco accogliente per lui.

Insomma, quella che sta iniziando potrebbe rivelarsi una settimana tellurica per l'Europa, già sferzata dal vento del populismo nelle sue varie declinazioni locali. La Gran Bretagna vacilla, la Merkel barcolla ma non molla, Macron tenta di arginare le beghe casalinghe puntando sulla politica internazionale. Visegrad e compagni giocano la carta migranti per vincere la posta sui tavoli di gioco di Bruxelles. Questa è l'Europa che accoglierà Trump a partire da giovedì.

Sui vantaggi che sia Trump che Putin otterrebbero scassando l'Europa, utilizzando l'ondata populista come grimaldello, si è già scritto molto. Che il leader Usa pensi di ottenere ulteriori vantaggi scassando anche le alleanze tradizionali con l'Europa, tipo la Nato?