I black out di DeMa: dopo il dissesto finanziario e le dimissioni del manager Anm il sindaco non ha più appoggi politici

di Pietro Di Marco

 

Temporale sul Comune di Napoli, si dimette anche Ciro Maglione, amministratore unico dell'Anm. La decisione sarebbe arrivata al culmine di un forsennato pressing dello stesso sindaco. Poche ora fa il manager ha presentato la lettera di dimissioni. E' durata così dieci mesi l'esperienza di maglione alla società di trasporti.

de Magistris, quale futuro? Il sindaco di Napoli di matasse da sbrogliare ne ha, e non sono di poco conto. Da un lato c'è il problema del dissesto dopo aver incassato il no al ricorso presentato alla Corte dei Conti, dall'altro la carriera politica. Le elezioni del 4 marzo scorso non hanno registrato un buon dato per la sinistra e di certo anche per lui. Il sindaco, a cui spesso piace salutare con il pugno sinistro alzato, non sa che strada prendere. I percorsi che potrebbero, o che avrebbero potuto, portarlo alle elezioni europee del 2019 e alle regionali ( in Campania) nel 2020 erano tre: LeU, Potere al Popolo oppure quella del Movimento 5 Stelle.

Da palazzo San Giacomo sono pronti a scommettere che potrebbe essere Grillo a dargli una mano: la simpatia che il primo cittadino ha per il cofondatore del Movimento non sono un segreto, solo che ora è quest'ultimo che non sembra accettare de Magistris. Per quanto riguarda LeU c'è da dire che alle ultime politiche non abbia fatto una gran figura: come hanno poi commentato i dirigenti del partito, i risultati sono stati al di sotto delle aspettative. A Napoli, nella sesta Municipalità, nella roccaforte dell'assessore Ciro Borriello, il partito di Grasso ha preso 991 voti. Nel resto della città il dato non è affatto rassicurante se si considera che ha totalizzato poco più di 13mila voti ( 3,56 %).

Altro discorso per Potere al Popolo che non sembra voler imbarcare il sindaco di Napoli. A quanto pare la Carofalo avrebbe addirittura scaricato, messo da parte, il sindaco dopo il mezzo successo del movimento. All'alba della tornata elettorale girava voce che ci fosse lo stesso primo cittadino dietro questo "partito", voce corroborata anche dal fatto che la struttura dell'Ex Opg, locale dismesso del Comune, fosse stata data all'associazione Je so pazz, poi diventata sede elettorale di Potere al Popolo. Ma de Magistris non ha poi inserito nomi suoi in quest'ultima lista né in quella di LeU.

Quella di de Magistris sembra quindi essere questione di metodo sbagliato. Il sindaco di Napoli doveva lavorare meglio per queste elezioni 2018. Ci ha provato di nuovo a dare un proprio contributo come nel 2013, quando con Ingroia, per Rivoluzione Civile, si è candidato Sergio D'Angelo, suo fedelissimo, ma non è successo nulla. C'è ora da capire cosa fare. Se inserire il fratello Claudio in una lista per le Europee dando a lui la possibilità di candidarsi alle Regionali 2020, oppure scendere in campo l'anno prossimo e occupare lui stesso un posto a Bruxelles (incarico compatibile con quello di primo cittadino), dando al suo germano la possibilità di candidarsi alle regionali.