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Assoluzione Raggi. Di Maio, iscritto all'Ordine dei giornalisti attacca i cronisti: "Infimi sciacalli". Perchè non viene radiato?

Sta diventando una ossessione-compulsiva quella del giovane statista di Pomigliano d'Arco di attaccare a testa bassa i giornalisti. E' una pulsione che Luigi Di Maio non riesce più a controllare, contenere, trattenere. Come dire: ha rotto gli argini.

Il vicepremier appare particolarmente nervoso e rancoroso. Ormai i massmedia, sono il mostro da combattere. E' una guerra cominciata, tempo fa, a bassa intensità, ora in un crescendo agita quotidianamente il super ministro.

Con il senno di poi, oggi appare più chiara l'uscita dell'allora Di Maio, vicepresidente della Camera, -  nella scorsa legislatura - quando parlò dell'esigenza di una compilazione di una black list di giornalisti.

Un'uscita che lo costrinse a presentasi davanti alla Commissione disciplinare dell'Ordine dei giornalisti della Campania e giustificarsi del cosa intendeva dire. Si, perchè Luigi Di Maio è un giornalista, è iscritto nell'elenco dei pubblicisti.

A parte il cannoneggiare, un giorno si e anche l'altro, contro 'La Repubblica' e 'L'Espresso', colpevoli - secondo il leader del Movimento 5 Stelle - di fare informazione di parte e di essere schierati politicamente, adesso sembra che nel mirino del giovane leader siano finiti proprio tutti. E' bastata l'assoluzione del sindaco di Roma, Virginia Raggi, per far scatenare il vicepremier in una serie di dichiarazioni al vetriolo contro gli operatori dell'informazione.

E' comprensibile la rabbia, lo stress, la tensione che assediano Di Maio ma sfogarsi sulla stampa è alquanto discutibile per non dire allarmante.

A caldo ad assoluzione incassata, Di Maio si sfoga su Fb : “La vera piaga di questo Paese è la stragrande maggioranza dei media corrotti intellettualmente e moralmente. Gli stessi che ci stanno facendo la guerra al Governo provando a farlo cadere con un metodo ben preciso: esaltare la Lega e massacrare il Movimento sempre e comunque. Presto faremo una legge sugli editori puri, per ora buon Malox a tutti!”.

E poi aggiunge : “Due anni di attacchi alla Sindaca più massacrata di Italia. La magistratura ha fatto il suo dovere e la ringrazio, ha solo seguito quello che andava fatto d’ufficio.  Il peggio in questa vicenda lo hanno dato invece la stragrande maggioranza di quelli che si autodefinsicono ancora giornalisti, ma che sono solo degli infimi sciacalli, che ogni giorno per due anni, con le loro ridicole insinuazioni, hanno provato a convincere il Movimento a scaricare la Raggi. Pagine e pagine di fakenews, giornalisti di inchiesta diventati cani da riporto di mafia capitale, direttori di testata sull’orlo di una crisi di nervi, scrittori di libri contro 'la casta' diventati inviati speciali del potere costituito”.

E' un attacco continuo che per modalità, violenza e gravità porta indietro le lancette ai primi anni quando Silvio Berlusconi divenne premier.

Di Maio sembra aver già dimenticato di come le sue tante ospitate in trasmissioni tv amiche e con giornalisti che somigliavano più a microfoni umani (vedi codice Rocco)  hanno contribuito ad accrescere il suo appeal e le fortune sue e del Movimento 5 Stelle. Una formazione politica che resta immatura e priva di una  classe dirigente all'altezza e con ministri che definirli a dir poco imbarazzanti, si fa libera opera di sostegno.

A questo punto la palla dovrebbe passare alla Fnsi e all'Ordine dei giornalisti della Campania. Le parole del giovane vicepremier, infatti, sono pesantemente oltraggiose e offendono un'intera categoria che contempla tantissimi cronisti minacciati e sottoposti a tutele da parte dello Stato perchè seriamente a rischio.

E' chiaro che c'è una contraddizione nei termini, il giornalista pubblicista Di Maio da politico ricopre cariche istituzionale e quindi detentore della funzione pubblica non può adoperare quelle parole e quel tono quando parla di suoi stessi colleghi e della funzione della libera stampa tutelata dall'articolo 21 della Costituzione.

Insomma, l'iscritto all'Ordine professionale Di Maio non può scagliarsi contro gli stessi componenti del suo ordine senza pagarne una conseguenza.

Il nodo va sciolto segnalando il caso nuovamente alla Commissione disciplina e convocando l'iscritto Di Maio per valutare l'eventuale radiazione dallo stesso Ordine dei giornalisti della Campania.

E intanto Alessandro Di Battista dall'altra parte del mondo attacca : "Giornalisti pennivendoli-puttane". Appunto.

di Arnaldo Capezzuto