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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

Armi chimiche

Armi chimiche: cyber-attacco russo contro organizzazione che indaga su Siria e caso Skrypal

L'Organizzazione Internazionale per la proibizione delle Armi Chimiche (Opac) sarebbe entrata nel mirino degli attacchi informatici condotti dal Gru, i servizi segreti militari russi. A lanciare l'accusa sono Regno Unito e Olanda, secondo cui gli 007 di Mosca sarebbero colpevoli di "disprezzare le regole internazionali".

"Questo tentativo di accedere al sistema di sicurezza di una organizzazione internazionale che opera per eliminare dal mondo le armi chimiche dimostra che il Gru disprezza i valori e le regole internazionali che garantiscono a tutti la nostra sicurezza". Queste le parole rilasciate in una dichiarazione congiunta dalla premier britannica Theresa May e dal suo omologo olandese Mark Rutte.

L'antefatto e la polemica

Il riferimento è ad un attacco informatico russo, sfociato nel mese di aprile nell'espulsione di quattro russi da parte dei servizi olandesi (in collaborazione con britannici, americani e svizzeri). Tra i reperti confiscati alle spie ci sarebbero anche due passaporti con  numeri di serie consecutivi, un particolare sospetto che farebbe pensare ad una matrice comune.

Immancabile, arriva uno scambio di condanne e reciproche accuse tra Russia e Occidente. Il caso Skripal, in questo senso, ha fatto scuola.  "La mania occidentale sta dilagando", ha detto il ministero degli Esteri russo Sergey Lavrov. "Non esistono tali attacchi - ha aggiunto una fonte russa ad Askanews - Questa è ancora un'altra sciocchezza". Le accuse contro Mosca arrivano anche dall'altra parte dell'Atlantico. "La Russia dovrà renderne conto" ha dichiarato il segretario alla Difesa degli Stati Uniti James Mattis, in relazione all'attacco informatico succitato.

Cui prodest?

In genere, quando si verificano questi controversi episodi di politica internazionale, si cerca di capire la verità a partire dallo stesso tipo di domanda: che interesse avrebbe la Russia a minare il lavoro dell'Opac?

Le possibili risposte a questo interrogativo sono due. Una si trova in Gran Bretagna, l'altra in Siria.

Il caso Skrypal

L'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche è l'organismo internazionale preposto per indagare sull'avvelenamento dell'ex spia russa Sergey Skrypal, colpito a marzo scorso - nella cittadina inglese di Salisbury - dal gas russo Novichok. Col passare dei mesi, tutti gli indizi sembrano puntare il dito contro Mosca.

Secondo la piattaforma di giornalismo investigativo Bellingat, infatti, Anatoliy Chepiga - uno degli autori dell'attacco contro Skrypal e sua figlia Yulia - sarebbe proprio un operativo del Gru, il servizio segreto militare russo. La propaganda del Cremlino, invece, aveva spacciato Chepiga - coperto dal nome in codice militare "Ruslan Borishov"- per un comune turista russo in giro per la Gran Bretagna meridionale in cerca di splendidi esempi di architettura gotica.

Ora che la matassa sul caso Skrypal si sta gradualmente dipanando, è ragionevole pensare che al Cremlino ci sia interesse a non far ricadere la responsabilità dell'avvelenamento della spia su Mosca, sabotando l'Opac in modo che non completi il suo lavoro.

Le armi chimiche in Siria

Sempre l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, su mandato delle Nazioni Unite, ha il compito di indagare sul sospetto attacco chimico lanciato il 7 aprile scorso sulla cittadina siriana di Douma, presumibilmente da parte delle forze del regime di Bashar al-Assad. Dittatore di cui la Russia di Putin è il principale sponsor e alleato esterno.

Nel rapporto preliminare, pubblicato dall'Opac a luglio scorso, si precisa che "sono stati trovati vari prodotti chimici clorurati nei campioni provenienti da due siti" ma nessun agente nervino (più tossico e quindi "più proibito" dalle leggi internazionali, ndr).

Trattandosi di rapporto preliminare, precisa il comunicato dell'Opac, i lavori per la ricostruzione dei fatti sono ancora in corso. Pertanto l'utilizzo di agenti nervini (come quelli di Salisbury) potrebbe ancora essere documentato. Questo, chiaramente, avverrebbe nel caso in cui l'Opac riuscisse a completare il proprio lavoro senza alcuna forma di disturbo esterno. Come l'attacco informatico russo di cui sopra (ndr).

E' chiaro che a Mosca farebbe comodo se le evidenze di un impiego di gas nervino da parte dell'alleato Assad venissero insabbiate. L'utilizzo di armi chimiche - come è noto - può generare ritorsioni a livello internazionale, specie da parte dell'amministrazione Usa.

Degno di nota il fatto che, all'epoca dell'attacco, il ministro degli esteri russo Lavrov fornì una versione dei fatti letteralmente contraddittoria. In un'unica asserzione, infatti, sostenne che l'attacco chimico era stato effettuato dai ribelli "sotto falsa bandiera" ma anche che non c'era stato alcun attacco chimico.

Tirando le somme

Concludendo, mettere i bastoni tra le ruote all'Opac - magari tramite gli strumenti della cyberwar - non può che rientrare negli interessi della Russia di Vladimir Putin.