Sign in / Join

Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

Apertura ambasciata Usa a Gerusalemme: si aggrava bilancio manifestanti uccisi a Gaza

di Francesco Petronella

Come ampiamente previsto, il 14 maggio 2018 era destinato a trasformarsi in una giornata campale per il Medio Oriente. E così è stato. Il bilancio aggiornato dei manifestanti palestinesi uccisi sul confine tra Israele e Striscia di Gaza parla di 60 vittime. I feriti, invece, ormai si contano nell'ordine delle migliaia. A riferirlo sono fonti della sanità della Striscia, citate dalle agenzie stampa locali Wafa e Maan. Oltre ad utilizzare armi da fuoco sui manifestanti, l'apparato di sicurezza israeliano ha dispiegato anche l'aviazione. Un aereo da combattimento israeliano ha colpito con almeno un missile un obiettivo nel Nord della Striscia. Lo riferiscono fonti locali. In precedenza l'aviazione dell'IDF aveva già colpito una postazione di Hamas presso il campo profughi di Jabalya.

Le manifestazioni, sulla scia della "Marcia del ritorno" iniziata il 30 marzo scorso, hanno avuto luogo anche in Cisgiordania per protestare contro l'inaugurazione della nuova ambasciata americana a Gerusalemme, dove è stata spostata da Tel Aviv. Proprio in queste ore, in quella che era la sede del consolato statunitense, sta avendo luogo la cerimonia di apertura alla presenza di Ivanka Trump, la figlia del presidente americano, di suo marito Jared Kushner e di altri dignitari statunitensi. All'evento sono presenti anche rappresentanti di alcuni paesi europei come Austria, Ungheria, Romania e Repubblica Ceca, il ché rappresenta, una volta di più, la dimostrazione di quanto il vecchio continente non riesca ad esprimere una posizione unitaria e coesa in diversi dossier della politica estera.

Manifestazioni di giubilo riempiono alcuni luoghi nevralgici della città "tre volte santa", come viene definita Gerusalemme data la sua sacralità per le tre fedi monoteiste.

A dicembre scorso, Trump  ha deciso di non rinnovare il waiver, prerogativa presidenziale che gli permetteva di procrastinare lo spostamento della sede diplomatica a stelle e strisce a Gerusalemme, misura votata dal Congresso americano e in attesa dell'avallo presidenziale. Il trasferimento, frutto e prerequisito del riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele, ha suscitato l'ira di numerosi capi di stato ed esponenti del mondo arabo-islamico. Secondo il presidente turco Recep Tayyep Erdogan, l'amministrazione statunitense "ha perso il suo ruolo di mediatore in Medio Oriente" con la decisione del presidente degli Usa, Donald Trump, di riconoscere ufficialmente Gerusalemme come capitale di Israele.

Felicitazioni ed elogi verso l'operato del Tycoon sono arrivati, invece, da numerosi vertici dello Stato Ebraico. Ad esempio, il ministro della Giustizia israeliano, Ayelet Shaked, ha definito Donald Trump il "Churchill del ventunesimo secolo" per aver trasferito l'ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme. Durante il suo intervento all'Unione ortodossa ebraica a Gerusalemme prima della cerimonia di inaugurazione dell'ambasciata, Shaked ha detto che, con la sua mossa, Trump ha "invertito la politica di capitolazione di Chamberlain" e ha mostrato al mondo che "il vero proprietario della terra e' tornato".