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Testata giornalistica - Registrazione Tribunale di Napoli 19/2017

Allarme Confindustria: Fuga cervelli ci costa un punto Pil all'anno

Quanto ci costano i cervelli in fuga? Confindustria ha fatto una stima: più o meno un punto di Pil all'anno. In pratica, solo dal 2008 al 2015, l'Italia ha bruciato poco quasi 50 miliardi in investimenti sul capitale umano.

Nel rapporto 'Le sfide della politica economica' il centro studi degli industriali ha definito quella dei giovani "una vera emergenza": "la scarsa occupazione giovanile - si legge - abbassa il potenziale di crescita anche perché conduce all'emigrazione, creando un circolo vizioso che è urgente spezzare".

Dal 2008 al 2015, periodo in cui il tasso di disoccupazione in Italia è passato dal 6,7% all'11,9%, hanno spostato la residenza all'estero 509mila italiani: di questi, circa 260mila avevano tra i 15 e i 39 anni, il 51,0% del totale degli emigrati, un'incidenza quasi doppia rispetto a quella della stessa classe di età sulla popolazione (28,3%).

Considerando che la spesa familiare per la crescita e l'educazione di un figlio, dalla nascita ai 25 anni, può essere stimata intorno ai 165mila euro, è come se l'Italia, con l'emigrazione dei giovani, in questi anni avesse perso 42,8 miliardi di euro di investimenti in capitale umano.

Per il solo 2015, con un picco di oltre 51mila emigrati under 40 (dai 21mila del 2008), la perdita si aggira sugli 8,4 miliardi. A questa va aggiunta la perdita associata alla spesa sostenuta dallo stato per la formazione di quei giovani che hanno lasciato il Paese: 5,6 miliardi se si considera la spesa media per studente dalla scuola primari all'università. In totale 14 miliardi nel 2015.Rispetto all'Europa, il nostro Paese ha tassi di occupazione giovanili molto ridotti, specie per gli under 30.

Nel 2016 un sesto dei 15-24enni era occupato (16,6%) contro poco meno della metà in Germania (45,7%) e quasi un terzo della media dell'Eurozona (31,2%). Tra i 25-29enni il tasso di occupazione italiano balza al 53,7%, ma il divario rispetto agli altri paesi euro si amplia, da 14,6 a 17,1 punti percentuali. La posizione relativa dell'Italia comincia a migliorare nella fascia d'età immediatamente successiva (30-34 anni), con tasso di occupazione al 66,3%, 10 punti sotto alla media dell'Eurozona.

L'emigrazione dei giovani, in sostanza, produce un "depauperamento del capitale umano che si traduce in abbassamento del potenziale di crescita e in parte vanifica gli effetti sul potenziamento delle riforme strutturali realizzate faticosamente negli anni".

Anche per Confindustria la vera emergenza per il Paese è l’inadeguato livello dell’occupazione giovanile, che «sta producendo gravi conseguenze permanenti sulla società e sull'economia dell’Italia, sotto forma di depauperamento de capitale sociale e del capitale umano». Si tratta infatti del "vero tallone di Achille del sistema economico e sociale italiano".