Al via le primarie per Di Maio leader. Gli ortodossi in silenzio

Si aprono in un clima teso le primarie del M5S che incoroneranno Luigi Di Maio primo candidato premier dei Cinquestelle. Sul voto di domani pesano i silenzi di Roberto Fico, il malumore degli ortodossi per il doppio incarico di candidato presidente e capo politico, la sospensione delle Regionarie in Sicilia e, da ultimo, l'indagine che coinvolge il sindaco di Bagheria Patrizio Cinque nell'ambito di un'inchiesta sui rifiuti.

La consultazione avviene un giorno in anticipo rispetto al previsto, decisione su cui hanno pesato sia il timore di attacchi informatici come quelli avvenuti ad agosto sia la necessità di arrivare all'appuntamento di Italia 5 Stelle a Rimini a i giochi fatti. "I risultati - informa il blog - saranno depositati presso due notai al termine della votazione stessa, e saranno resi pubblici sabato 23 settembre dal palco della kermesse".

Gli iscritti - entro il 1° gennaio 2017 - abilitati ad accedere a Rousseau hanno l'intera giornata di giovedì per scegliere il loro candidato presidente del Consiglio. Il blog non indica l'orario di apertura e chiusura delle urne virtuali, ma di solito per le consultazioni sul programma la votazione finiva alle 19.

I circa 130-140mila iscritti certificati potranno esprimere una sola preferenza per uno degli otto candidati. Oltre a Di Maio, ci sono la senatrice Elena Fattori e sei semi sconosciuti: Vincenzo Cicchetti, Andrea Davide Frallicciardi, Domenico Ispirati, Gianmarco Novi, Nadia Piseddu e Marco Zordan. Se l'esito delle primarie è scontato, non altrettanto si può dire di quello che succederà nella tre giorni di Rimini dal 22 al 24 settembre.

Luigi Di Maio si affretta a dire che "nel Movimento non possono esserci divisioni perché il programma è unico", ma se non ci sono scissioni esistono ormai le correnti. Non è un mistero che per molti la carica da 'capo politico' debba restare al garante, senza slittare al candidato presidente del Consiglio. L'appuntamento più atteso è quello con Roberto Fico che interverrà venerdì al Villaggio Rousseau, dove parlerà anche Alessandro Di Battista.

E' probabile che il deputato campano abbia esaurito la sua vis polemica in queste giornate di silenzio, dopo essersi rifiutato di correre alle primarie e aver disertato lunedì l'hotel romano in cui Beppe Grillo si è rintanato per due giorni. Al suo posto parlano una ventina di consiglieri comunali Cinquestelle di Napoli e provincia che su Facebook scrivono una lettera aperta a Grillo, la "guida politica e garante" del Movimento 5 Stelle, sostenendo che "la figura del premier non debba coincidere con quella del capo politico".

Stessa posizione espressa dal parlamentare Luigi Gallo: "Beppe ha tutte le caratteristiche per fare il garante, resti lui o si faccia una votazione distinta".

Quello che succederà dopo la tre giorni che incoronerà Di Maio sarà una trasformazione 'di pelle' del Movimento. Per dirla con le parole di Paolo Becchi, "queste primarie sono importanti perché sanciscono l'allontanamento di Grillo da leader del M5S: non stanno votando per Di Maio, stanno votando il passo indietro di Grillo". Secondo l'ex ideologo, "all'asse Grillo-Casaleggio senior si sostituisce l'asse Di Maio-Casaleggio junior, dove, rispetto al passato, i rapporti di potere sono invertiti. Casaleggio figlio cura gli interessi della propria azienda e di Rousseau mentre Di Maio è la figura dominante".

Insomma, il passo di lato di Grillo - più volte annunciato e mai avvenuto - è probabile si consumi in questo quarto raduno nazionale, a un anno esatto dalla kermesse di Palermo dove il comico aveva annunciato: "Il capo politico sono io". Per qualche nostalgico, i Cinquestelle "dovrebbero cambiare nome e anche lo statuto".