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A muso duro contro i “Mariglianesi”, costola del clan Mazzarella

di Arnaldo Capezzuto

Che il clan dei Mazzarella vesse ripreso quota è noto. Gli inquirenti dell'antimafia avevano lo sguardo da tempo puntato proprio sulla famiglia-cosca di San Giovanni a Teduccio.

L'impero del male ha ripreso forza con la scarcerazione di Salvatore Barile, nipote prediletto dei fratelli Mazzarella. E proprio il carisma e il ruolo riconosciuto a Barile di capo ha fatto riprendere forza e vigore al clan. Gli 007 dell'antimafia tenevano sottocontrollo un gruppo collaterale ai Mazzarella con base a Marigliano.

Qui i carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna quasi contemporaneamente con il blitz di Ponticelli hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Napoli su richiesta della Dda a carico di 20 indagati ritenuti affiliati al clan camorristico dei 'Mariglianesi', costola - appunto - del clan napoletano dei Mazzarella attiva a Marigliano, uno dei principali centri dell’area nolana.

L’indagine ha consentito di delineare le attività di un’associazione di tipo mafioso dedita al traffico di sostanze stupefacenti che con diverse piazze di spaccio nei complessi di edilizia popolare di Marigliano forniva ogni tipo di droga 24 ore su 24 tramite una fitta rete di spacciatori.

Ricostruita anche la faida interna al clan causata dalla contrapposizione tra due fazioni che volevano imporsi nella gestione degli affari illeciti.

Nel corso della lotta erano state effettuate 'stese' ed era stato ucciso uno degli affiliati.

Gli inquirenti sono riusciti ad evitare un ulteriore omicidio, già pianificato, intervenendo nelle fasi immediatamente precedenti all’esecuzione del disegno criminale sequestrando un’auto rubata e due pistole che i killer avevano nascosto nell’androne di una delle palazzine popolari sotto una statua della “Madonna”.

L’organizzazione faceva cassa anche attraverso altri canali come il taglieggiare i locali, gli imprenditori con l’imposizione del pizzo. Poi c'erano le rapine ad alcuni tra i principali esercizi commerciali della zona (bar, tabaccherie), nel corso delle quali alcuni tra gli odierni indagati, oltre all’incasso (pari a diverse migliaia di euro), avevano sottratto stecche di sigarette e 'gratta e vinci'.

Le donne partecipavano a pieno titolo alle attività delittuose, rivestendo un ruolo di spicco anche nelle scelte strategiche del clan.